catalogo setolare

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>> AS-07-02-08
>> CAMUSI (Madame P / Stefano Giust) w/ VONNEUMANN
>> SCATOLE SONORE 2008 / IMPRO ENSEMBLE 07-02-08

 

SCATOLE SONORE 2008 / IMPRO ENSEMBLE 07-02-08

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Setola di Maiale non opera come distributore. Il titolo che segue include alcuni musicisti presenti nel catalogo setolare: per questa ragione lo trovate distribuito qui.

Camusi (Madame P _ voci _ elettronica / Stefano Giust _ batteria _ piatti _ oggetti)
Vonneumann _ elettronica _ laptop _ basso elettrico _ chitarra elettrica _ oggetti

Scatole Sonore terza stagione, quarto atto: contenitore impro che gioca d’azzardo con musiche, arti visive e performative non convenzionali. Scatole Sonore è un magnifico festival d'avanguardia organizzato da M. Carcasi, G. Giorgi e M. Gana. Si svolge presso il Rialtosantambrogio, in pieno centro di Roma. Link: www.scatolesonore.org. Ogni appuntamento vede la presenza di due o tre proposte che poi interagiscono insieme a fine serata. L'etichetta nata a supporto del festival, L'Antascorrevole Produzioni, pubblica regolarmente la registrazione del collettivo di improvvisazione. In questa occasione il duo Camusi e il trio/quartetto Venneumann.

"(...) Una delle più interessanti rassegne underground romane si riapre nel 2008 sotto il segno del genio. Quello del batterista Stefano Giust, percussionista di incredibile talento e dal groove dannatamente negroide. In coppia con Madame P (aka Patrizia Oliva, ex Allun) da vita a Camusi: il gruppo ha un tiro devastante: un qualcosa che odora di new thing, bagnato però nelle torbide acque dell'improvvisazione europea e nei solchi di un virtuale rumorismo. Ci sono due strumenti solisti: la batteria e la voce. Convivono con tecniche estese ed effettistica di rigore, le composizioni sono elastiche, si flettono in continuazione, sul punto di spezzarsi ti colpiscono in pieno volto. Senza chance. E' un trionfo di muscoli ed ugola, un ping pong esoterico, una prova di forza, una palestra per la mente. Se Sunny Murray avesse jammato con Patty Waters... ma siamo davvero nel campo delle ipotesi più fascinose. La duttilità del duo è comunque un discorso di telepatia, di prontezza nel trasportare gli stimoli cerebrali agli 'arti'. Una performance di grande magnetismo ed impatto. L'apertura era toccata ai locali Vonneumann, privi del loro batterista (volutamente a bordo campo), si approcciano in maniera distesa ad una forma mediata di elettro-acustica, cedendo peraltro ad escoriazioni chitarristiche e fluide battute ritmiche (dalla human beat box ai groove digitali che fioccano a sorpresa). Un modo nuovo di intendere il loro rock metafisico e matematico. Per la jam finale le due realtà si incontrano in un contesto out-rock, con i guizzi della tromba di Fabio Ricci ed i doppi incastri percussivi, buonissima l'ispirazione." Recensione della serata, a cura di Luca Collepiccolo, Blow Up n.119, 2008.

"(...) Serata densissima come sempre, quella del 7 febbraio 2008: s’inizia puntuali (cosa molto rara per gli happening romani!) con il video di Eli McBett, S-KIPS 2007, che documenta una performance avvenuta a Dublino, nell’ex carcere di Kilmainham. In quel frangente gli spettatori diventavano, a detta dell’autrice, “testimoni di un’esecuzione”, ossia partecipavano alla distruzione di alcune opere della McBett. Un lavoro che sembra essere il contrario di una catarsi, un report carico di tensione emotiva, che ci fa conoscere un luogo inquietante che ha raccolto storie e speranze di tante persone. Da ricordare anche la mostra fotografica, che in quest’occasione ha ospitato Tamara Scifoni, esperta in autoritratti e nell’indagine sul corpo, che in “Spazio Muto”, amplifica la propria ricerca, che inizia dallo specchio per giungere a sé. Incuriosisce e promette bene. Segue la performance di Flavio Arcangeli: si tratta di uno studio di danza butoh, sebbene non sia propriamente ortodossa, ispirato a due esperienze molto importanti per l’autore. Una è il film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”, l’altra un’escursione sull’Etna, scenario che ha ispirato in qualche modo questo suo lavoro. In Scatole Sonore, tuttavia, la musica resta la parte centrale, quella di confronto totale e di approfondimento su ciò che è l’improvvisazione in Italia, oggi. Nientemeno! Direte, eppure il progetto funziona: il set parte coi romani Vonneumann, già trattati su Succo Acido molto tempo fa, qui in un’inedita line-up a tre, senza batteria. Ogni concerto dei vonneumann fa storia a sé, raramente si trovano riferimenti coi dischi usciti finora, perciò ogni volta è quasi un’altra musica. L’inizio mi ricorda i Gastr del Sol, poi gli intrecci delle chitarre, i drones creati dai laptop ed il basso percosso violentemente portano in altri territori: a tratti questo post rock cerebrale e rovente si fa entusiasmante, i brani sono canovacci su cui imbastire trame, ora ambient noise ora psichedeliche.
Il duo che ha il compito di proseguire il cammino sono i Camusi, vale a dire Madame P e Stefano Giust. Anche loro nomi già noti da queste parti, ma il connubio artistico è storia recente. Il live è sfolgorante: i ritmi frammentati di Giust mutano con la naturalezza di un battito d’ali; è free jazz, è impro radicale, è addirittura trip hop, ogni pezzo porta la sua impronta, indelebile. Non è da meno la Madame per eccellenza: la sua voce trasuda passione e veemenza ad ogni passo, è un graffio, una carezza, uno schiaffo ed un urlo al contempo. Tutto questo con l’ausilio di un microfono, un campionatore ed aggeggi vari, poche modifiche accorte che trascinano il suono dei Camusi nel baratro dell’anima, per poi risalire al cielo. Il nome, a proposito, è un anagramma di “musica”, ed è forse scontato affermare che il duo è un gioco enigmistico da risolvere, con tutte le definizioni al posto giusto, una forma di improvvisazione che riesce nel miracolo di non apparire raffazzonata o capitata per caso. Da non perdere, se li avvistate in concerto.
Com’è tradizione, chiude l’incontro di Scatole la impro tra i partecipanti: ne esce qualcosa di, inaspettatamente, assai distante da entrambi. Un miscuglio jazz-rock fuori dagli schemi, forse perché suonare insieme porta a galla elementi che non si sospettavano di avere." Recensione della serata, a cura di Italo Rizzo, Succo Acido, 2008.