catalogo setolare

__________

<< | SM1230 | << | SM1220 | >> | SM1210 | >>

 

>> SM1220
>> MADAME P (Patrizia Oliva)
>> IL COLOMBRE

 

IL COLOMBRE

>> FOLDER CON CDR SILVER/BLACK

Madame P _ voce _ effetti _ tastiere _ elettronica

Il Colombre è il dodicesimo disco di Patrizia Oliva aka Madame P. Come tutti i suoi dischi prodotti fino ad oggi - da etichette come Afe Records, l'inglese Curor Recordings, la tedesca Cold Coffeine Addict, e le sue stesse stupefacenti autoproduzioni - anche Il Colombre è pregno di emozioni e suggestioni visionarie, dove la voce e il suo trattamento elettronico (in tempo reale!) ne sono il fulcro creativo. Si legge nel retro della copertina: "Questo lavoro è dedicato al Lab12 (2003/'07) che è stata casa mia ed anche un luogo dove ho organizzato concerti di musicisiti straordinari provenienti da tutto il mondo. Questo lavoro è anche dedicato al mio amico amorevole Scoobie-Doo che ha vissuto con me per diciotto anni. Il Colombre è una lunga improvvisazione registrata nella camera arancione del Lab12. Tutte le memorie, gli amici, la musica, i sorrisi e le belle lune piene sono qui. Il titolo è stato preso da un racconto breve di Dino Buzzati. Trattamenti ed editaggio di Andrea Marutti. La registrazione è stata effettuata in presa diretta al Lab12, Vigevano (Pavia) il 26 settembre del 2007; masterizzato e mixato al Lips Vago Digital Studio (Milano) nell'ottobre 2007. Supporta la musica indipendente non reprimerla!". Per maggiori info: http://patriziaoliva.wordpress.com.

"(...) Quando la voce è tutto: gioia, paura, tenerezza, dolore. Titolo preso in prestito da un racconto veloce di Dino Buzzati, “Il Colombre” è l’ultima creatura solista di Madame P. Emotivamente, si tratta di un disco pregno di suggestioni, di malinconia e di ricordi. Ancora una volta è la fucina creativa del Lab12 (il loft abitato e amato da Patrizia) a balzare alla ribalta come luogo pregno di magia. L’ex Allun dedica palesemente il lavoro all’esperienza della factory, rievocando nel retro-copertina i quattro anni trascorsi all’insegna del confronto con la ‘crema’ del jet set indipendente, italiano e non. Parallelamente, c’è la fonte originaria del cd che si riallaccia alla lunga improvvisazione avvenuta nell’Orange room del Lab un annetto fa, dove effettistica, loop, inserti volanti di una tastiera alquanto immateriale, ergono come dei semplici surplus: accompagnatori di una voce dominante, capace di spaziare ovunque, appagando l’anima con il costante e affilato sguardo volto allo studio dell’improvvisazione. Dopo aver richiamato la giusta attenzione sul contributo che Andrea Marutti reca con trattamenti vari e montaggio audio (per me responsabili di una patina oscura spalmata un po’ ovunque) non resta che svestirsi di tutte le formalità di rito, che il caso imponeva, per succhiare fino al midollo l’anima soul (sì: splendidamente Soul!!!) de “Il Colombre”. In principio c’è la catarsi, la discesa in una piena autoanalisi: mistici i primi due apri-pista, Oh! My Home! e Insonnia Crepuscolare, che sembrano composti in una felpata notte di luna piena. Da subito gli incastri (lavorati in real time) della voce sotto forma di loop mietono le prime ‘vittime’. In fatto di ingegnosità non si riscontra un difetto nelle (auto) manipolazioni vocali; collegate con il canto sovrastante, magari gentilmente swing e da signora-di-classe come in My favorite Tree, offrono completezza ed una distribuzione degli elementi eroticamente jazz(y) e nebulosa. E’ ovvio che quest’attitudine è percepita raramente in modo vistoso; nella pluralità del tragitto, l’inclinazione della milady per il lato cool dell’improvvisata è ravvisabile, diciamo, mediante piccoli e sublimi ‘scarti’: sbalzi sottopelle di dolcezza armonica che con orgoglio, anche nelle situazioni più sinistre, trova la forza (e soprattutto il giusto momento) per comparire con tutto il suo splendore. Vi sono, poi, spazi dove l’astrazione incontra aliti di contemporanea: la frammentazione de L’Appeso, con il cuore colmo di pathos per la reiterazione-perfetta dei samples vocali. Quando la geometria della piacevole-imperfezione è prossima alla maniacalità nel programmare l’inserzione di tanti suoni (spunti) dentro un’unica formula. Difficile da spiegare, ma basta sentire il pezzo citato per accorgersene e convenire a pieno con ciò. Madame P prospetta e pone i loop tra loro secondo differenti velocità, che fuse, combinate, alchimizzate marciano come un esercito-di-unità inarrestabile. Silence è micro wave liquefatta da un canto dispotico ed elettro-distorto; May Of Sikh è oscura paura, un esperienza-superiore dove la trasformazione istantanea della voce, da alta e sinuosa a greve e tantrica, porta a pensare che la nostra qualche nascosta passione per la wave esoterica dei Dead Can Dance (e di Lisa Gerrard in particolare) l’abbia avuta e come nei curiosi fasti adolescenziali; I Believe In Ground è quello che Bjork oggi dovrebbe fare per uscire dallo spettro del mainstream ed essere (mi perdoni) una cantante che osa: medley delineato da sotterranei controtempi elettronici low-d ‘n‘ b – aspri, granulari, all’osso – in supporto ad un canto che corre da tutt’altra parte, incurante di ciò che c’è dietro. Contrasto evidente, magia lampante. Ride For a Dream rincasa la dose di ascetismo (ora più spartano e nordico), amplificando così l’attacco successivo, energetico e soul, elaborato in Today Is Tomorrow: vera e propria chicca dalle pulsazioni dancefloor. L’ari(ett)a minimal-magnetica reichiana vissuta nella celestiale chiusura, firmata Type Three, è soltanto il preludio di un ulteriore stacco-finale: un canto educato, perbenista, distratto e virtuoso accompagnato dal fragore, quasi metronomico, cagionato dalla caduta-libera di oggetti, presumibilmente, vetrosi. Che dire, abbondiamo con le formalità e gridiamo ai quattro venti: SUBLIME!!!" Sergio Eletto, Sands-zine 2008.

"(...) L'italiana Madame P può essere inserita nell'alveo delle weirditudini 'out droning' anni 2000 anche se molto più "pulita" e interessata semmai a un lavoro su materiali dal chiaro approccio sperimentale; appartiene insomma ad una categoria contigua ma in ogni caso distinta. Eppure tra il suo "Il Colombre" e i tentativi sfatti di colleghi/e come Inca Ore le assonanze sono a tratti vistose: identico lo strumento principale (la voce, per di più femminile) e simile l'idea di fondo, vale a dire sprofondare - prima ancora che in una grammatica vera e propria - in un'idea di suono il più possibile immateriale, sinistra, si direbbe spettrale. Le stratificazioni vocali dell'ex Allun acquistano sfumature soul che fanno pensare a una cosa come Joan La Barbara al night club, accompagnata da nulla più che qualche effetto e una tastiera sempre e comunque liquida; tra arie trattate, reiterazioni dal sapore minimal/ripetitivo, giochi a incastri mandati in loop, trame incrociate di ugole, e pure qualche moaning. "Il Colombre" è un disco che scivola via avvolgente, sottilmente malinconico e perversamente allucinatorio. L'album è dedicato all'ormai ex Lab12, casa della stessa Madame P nonchè porto franco per tanti musicisiti nostrani: sarà per questo che, oltre a suonare molto intimo, pare fatto apposta per traghettare i sonnolenti pomeriggi casalinghi in una dimensione tossica per definizione obnubilante (7)." Valerio Mattioli, Blow Up n.120, 2008.

"(...) “Il Colombre” è titolo tratto da un racconto breve di Dino Buzzati. “ll Colombre” è memoria, il ricordo del Lab 12 (2003/2007), casa e palco aperto per musicisti da ogni parte del mondo. “Il Colombre” è dedica amorevole, per l'amico di diciotto anni spesi insieme Scoobie-Doo. “Il Colombre” è il dodicesimo lavoro di Madame P, e raramente, l'abbiamo vista perdersi ed aggirarsi fra nebbie violacee come in quest'occasione. Una lunga improvvisazione registrata nella camera arancione del Lab 12 prima della chiusura. Sarà stato il contributo in fase di trattamento ed editaggio da parte di Andrea Marutti (mister Afe rec.), ma, il blues alieno di Madame P non è mai risultato cosi cupo e disossato. Ombre che si allungano, la voce che si sfalda sotto il battito della pietra, ellissi e cadute repentine, quasi narcolessia codeiniana. Voce, effetti e tastiere, tutto in tempo reale come al solito. Ma stavolta si sfonda una porta, il suono si disancora dagli ormeggi; in fluttuazione libera. Noi, più in basso, cotti dal sole, stiamo a guardarla attoniti volteggiare. E non ci sono stelle a rischiarar il cammino. Blues forse, quasi certo, ma nel senso di osso, di anima, di ciò che resta. Essenziale e stupefacente. Si accartoccia fra spettrali andature ambient, si ravviva un'istante sotto l'influsso di battiti catatonici minimali. Ma è un ricordo, come tale dura poco, ne resta il sapore sulla punta della lingua, lo stato di sbandamento improvviso che ci coglie lungo la strada, quando ci si blocca all'improvviso e non se ne intuisce razionalmente il motivo, odori e sapori che riaffiorano. I protagonisti di un tempo, di quell'istantanea fugace, colta in mezzo al traffico; svaniti. Punto di fusione a caldo fra avanguardia e tradizione; giochino sfizioso e duro lavoro di ricerca. “Il Colombre”, credo (spero), esporrà Madame P ad un pubblico più vasto. Per il momento questo (probabilmente) è il punto più alto (sin qui...) raggiunto. Qualcosa con cui confrontarsi. Uno stato d'animo. Un atto d'amore." M. Carcasi, Kathidik 2008.

01 _ Oh! My Home! 4:35
02 _ Insonnia Crepuscolare 2:50
03 _ L’Appeso 5:59
04 _ My Favorite Tree 7:07
05 _ Silence 8:55
06 _ May of Sikh 2:46
07 _ I Believe in Ground 8:18
08 _ Ride for a Dream 3:55
09 _ Today is Tomorrow 3:10
10 _ Type Three 7:39

(C) + (P) 2008