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APPUNTI PER SEMIACUSTICHERIE

>> FOLDER CON CDR SILVER/BLACK

Marco Carcasi _ elettronica
Adriano Scerna _ elettronica

Questo disco di improvvisazione elettroacustica del duo romano Kar, include alcuni brani tratti da un paio di precedenti albums ormai fuori catalogo, dal titolo “Con le dovute eccezioni (la tregua reggerà)” uscito per Frame! Records nel 2006 e "P.02", autoprodotto nel 2002. Il brano Mezza Luce vede la collaborazione del violinista Fabio Crosara.

"(...) Elettro-elettronica: 5 granelli di sabbia sottratti al deserto. Smontate subito quello sguardo arrapato perché "Appunti per semiacusticherie" non è il nuovo CD dei romani Kar ma una raccolta di materiali già editi; esattamente su "p.02" (Immensa luce blu in questo, -, Mezza luce e Come briciole di pane) e nel 3 pollici su Frame! (Con le dovute eccezioni - la tregua reggerà). Si tratta comunque di una raccolta mal definibile: non è un ‘greatest hits’, e non solo perché i Kar di ‘hits’ non ne hanno mai avuti ma pure perché la provenienza dei brani è circoscritta a due soli vecchi CD, e non è una semplice ristampa perché 2 brani su sei di “p.02” restano tagliati fuori. E allora possiamo quasi considerare “Appunti per semiacusticherie” - vista la nuova veste grafica (fantastica e super-raffinata), vista la riorganizzazione della scaletta e tenendo conto che i due titoli originari ebbero una scarsa diffusione anche in quello che è il circuito dei CD-R – come una raccolta di materiale ex novo. Mi fa piacere trovare citate all'interno del disco delle parole che avevo scritto e poi completamente dimenticato, e non solo per una questione di ego. Sapete com’è, quando si fanno le recensioni vengono sparate supposizioni e giudizi che difficilmente verranno in seguito sottoposti a verifica. Spesso si recensisce in seguito ad ascolti frettolosi e superficiali e/o senza avere una conoscenza reale dell’ambito in cui si situano i materiali di cui stiamo scrivendo, e ancor più spesso lo si fa semplicemente copiando i comunicati stampa. Qualcuno ogni tanto scrive per elogiare quella frase o per contestare quell’altra, ma per la maggior parte dei lettori il tutto è come un flusso di parole che passa, và e termina nel dimenticatoio, e le poche voci dissidenti e attente si perdono nel mare dell’apatia. E il critico prosegue imperterrito per la sua strada dribblando elegantemente ogni barlume autocritico: i dissidenti sono una minoranza insignificante, gli altri stanno zitti e quindi vuol dire che tutto va per il verso giusto. Come un chirurgo cialtrone che ha già preventivato una piccola percentuale di incidenti nel corso della sua attività. Quante volte s’è letto di un Cricco Castelli che avrebbe dovuto cambiare le sorti della musica e quante volte il critico in questione è tornato sull’argomento scrivendo «Scusate, avevo scritto una cazzata!». D’altronde una recensione è letteratura in senso spurio e bastardo, roba anomala che serve più a giustificare il possesso di una copia promozionale piuttosto che ad esternare i propri stati d’animo. S’è detto che i critici musicali sono semplicemente dei musicisti falliti, in realtà penso che siano soprattutto degli ‘scrittori falliti’. E allora fa piacere, ed è utile, verificare che quanto scrivevo allora è una volta tanto ancor valido, addirittura più valido perché ha superato la prova del tempo. Certo non tutto m’era chiaro all’epoca in cui uscì “p.02”, e termini come elettroacustica o elettro-elettronica servivano a mascherare l’incapacità a scrivere di una musica dalle ascendenze molto più profonde, che possono avere radici nell’industrial, sì, ma anche in altri mille rivoli, e che a tratti appare come una proiezione derivata dall’ombra lunga dei Godflesh... Oppure mai m’era passato per la capocchia di dare rilievo ad un elemento ritmico che a momenti appare addirittura preponderante rispetto alle ambientosità olimpiche, in una specie di Z’ev vs Zeus. Ritmi che hanno il sapore del lavoro (anche forzato) e della fatica… di pelle bruciata e scorticata… Come in “Memorial do Convento”: blocchi di pietra trascinati a mano e anime librate in volo… Ma questi sono particolari insignificanti, e le parole «...a questo punto potrebbe sorgere il dubbio che i KAR siano fuori tempo massimo. In realtà sono fuori dal tempo» servono ancor oggi (e forse più d’allora) ad indicare il motivo per cui l’ascolto di questo disco è straconsigliato." Etero Genio, Sands-zine 2008.

"(..) Il duo composto da Marco Carcasi e Adriano Scerna vanta una lunga attività negli ambienti della colta improvvisata e dell’elettro-acustica capitolina. Quello che emerge dal loro nuovo lavoro-concepito a cavallo tra il 2002 ed il 2006-firmato per l’intraprendente Setola Di Maiale di S. Giust è il senso dello spazio. Una nuova musica cosmica, che abbraccia tanto le parabole kraute (pensieri rivolti a Popol Vuh e primi Kluster) quanto le attese e gli impalpabili silenzi dei primi AMM. Disco che consegna il duo ad una nuova forma di psichedelica o mind music, tra piccoli rintocchi percussivi, baldanzosi giri di harmonium e lievi scrosci al basso elettrico preparato. Un sound ampliamente e volutamente descrittivo, un abbraccio ed un respiro che riportano ad un esigenza di primitivismo. Delizioso il rumoreggiare di microfoni a contatto in Mezza Luce, forse la traccia più esplicativa della raccolta, infarcita dal sottile violino trattato di Fabio Crosara in un tentativo peraltro personalissimo di replicare agli standard del minimalismo storico. Densità e magia. (7)" Luca Collepiccolo, Blow Up n.124, 2008.

"(...) Ero dubbioso su come tagliare il nastro a questa fresca trasvolata dei Kar. Mai come adesso, il destino riserva così tanta scelta. Tessere dal primo momento il classico filo-logico della storia di “Appunti Per Semiacusticherie”: seguire la nascita e l’evoluzione, punto dopo punto, dichiarando a sangue freddo l’origine non-attuale del contenitore sonoro con il (non-meritevole) grado di raccolta? Oppure, inseguire altri e più benefici input sorti in aiuto dalla mia pelle, dalle scosse di brividi che la percorrono come formiche estasiate, da una mente imbullonata ad un improvviso delirio di piacere perché ha appena scoperto che, premere il tasto play, significa imbattersi all’istante nello straniante leit-motiv di Immensa luce blu in questo: un’entità di suoni misteriosa, costituita da un manto-melodico striato di reminescenze kraute ed ispirazioni minimaliste (Neu! e Faust nei sogni più privati di Charlemagne Palestine) che si auto-flagella l’anima con una scarica, sempre più cattiva e crescente, di oggetti percussivi dal sangue primitivo. In questa massa informe di passione e riflessione (anche romantica) il duo di Marco Carcasi e Adriano Scerna non ha paragoni, è un marchio di fabbrica indelebile e peculiare, che fa sperare bene per il futuro. E’ un’ottima occasione l’uscita di “Appunti Per Semiacusticherie” per Setola di Maiale, perché dà la possibilità di far circolare ulteriormente alcuni delle tracce composte per “P02”, il secondo full lenght autoprodotto, e il brano-portante del misconosciuto 3 pollici su Frame!, “Con le Dovute Eccezioni (La Tregua Reggerà)”, distribuito male e in pochissime copie un paio d’anni or sono. Però, tornando ai quesiti di partenza, l’accostamento attuale di queste piste rende inevitabilmente nuova linfa al materiale in causa, restituendo così un ascolto (come giustamente afferma Etero Genio nella recensione su Sands-Zine) completamente ex-novo. Non ci interessa sapere tutti i vari segreti e motivi per cui è nata la scaletta dei brani, ma solo constatarne la perfezione negli incastri attuati. Anche lo stacco dei 40 secondi percussivi senza-titolo posizionato en passant, come via-di-mezzo tra la citata Immensa Luce Blu In Questo e le infinite salite drone (micro-variabili) all’inizio di Con le Dovute Eccezioni…, appare inserito secondo una precisa logica temporale, ma anche di semplice buon-gusto. In quest’ultima composizione, il taglio Kar è senz’ombra di dubbio eterogeneo, frammentato da tre differenti e supposti stati-mentali: al primo posto, c’è un gioco d’instabilità elettronica, rincorso a distanza dal lancio solitario di una fioca e volubile onda (para) sinusoidale, a sua volta, responsabile di una dionisiaca apertura ambient-ale sfuggente, indefinibile e inesorabilmente condotta alla maniera di un Lustmord. Nel mondo di Mezza Luce l’ombra contemplativa della border-music si fa evidente da principio; è un pezzo, a mio modo, tra i più delicati dove il clangore dei metalli, tiepido e cedevole, viene in una primo momento sopraffatto dai volteggi dell’elettronica. Epico! I nervi in occulta tensione, recalcitranti a scoppiare, compressi e abbracciati in un mixage di ansia elettronica e vulnerabilità ritmica fanno il loro gioco nel fine-sipario regalato da Come Briciole di Pane. Qui, se nel brano precedente mettevo a fuoco le forme ambient con una predisposizione, anche in piccolo, glitchosa alla Stephen Mathieu, si torna ad essere Kar duri & puri, intestatari di un discorso tutto proprio, ‘imbastardito’ a volontà da violenti e metropolitani retaggi industrial, da ridondanze di minimalismo (non toccate Phil Niblock al duo capitolino che potrebbero sbranarvi) e da un’insita bravura (scioltezza, forse, è meglio) nel cercare e ottenere una gamma di suoni percussivi capace di bloccare il battito cardiaco. Da non prendere assolutamente come mero attimo-di-transizione: i Kar sono tornati con un capitolo tutto nuovo della loro carriera." Sergio Eletto, Kathodik 2008.

1 _ Immensa luce blu in questo 6:38
2 _ - 0:40
3 _ Con le dovute eccezioni (la tregua reggerà) 18:46
4 _ Mezza luce 7:39
5 _ Come briciole di pane 11:48

(C) + (P) 2008