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>> SM1490
>> NEWTONE 2060 (Cristiano Calcagnile / Marco Albert / Salvatore Sammartino)
>> S/T

 

S/T

>> FOLDER CON CDR SILVER/BLACK | SOLD OUT

Cristiano Calcagnile _ batteria _ oggetti
Marco Albert _ elettronica _ voce
Salvatore Sammartino _ giradischi _ vinili

Newtone 2060 è un trio elettro-acustico di improvvisazione molto comunicativo, una macchina espressiva capace di inglobare nel proprio suono una moltitudine di linguaggi e di riferimenti. Il disco è stato registrato dal pianista e compositore Libero Mureddu, presso lo studio Nibiru Station, settembre 2008. Marco Albert è musicista co-fondatore del laboratorio collettivo audiovisivo Otolab; ha pubblicato lavori 'in solo' per Polarity Records, Stasisfield, Gruenrekorder. Salvatore Sammarino è un falegname e narratore, barman e artista; ha suonato con i gruppi di improvvisazione Mercoledì e Mikrosolke. Il bravissimo Cristiano è coinvolto in molti progetti musicali e tante sono le sue collaborazioni all'attivo, per citarne solo alcune: A. Braxton, S. Bollani, T. Honsingen, Rova Saxophone Quartet, Zu, D. Suzuki, X. Iriondo, P. Angeli, G. Gaslini, P. Fresu, R. Bellatalla, G. Gebbia, E. Reijseger, M. Feldman, B. Morris. Per approfondimenti sul progetto e sui musicisti potete visitare i siti www.myspace.com/newtone2060 - www.myspace.com/cristianocalcagnile - www.myspace.com/mralbertisverynervous - www.myspace.com/liberomureddu.

"(...) Finalmente mi ritaglio il tempo per portare, sulle pagine di Ultrasonica, la recensione di questo disco. Uscito poco tempo fa per l'etichetta Setola di Maiale di Stefano Giust e quindi in pieno territorio impro/sperimentale, Newtone2060 è sia il titolo del disco che il nome della band, un terzetto di nomi illustri nella scena 'altra' della musica italiana. Da una parte l'elettronica di Marco Albert (Otolab, Polarity Records, Stasisfield, Gruenrekorder ), dall'altra i vinily di Salvatore Sammartino (Mercoledì, Mikrosolke) e in mezzo le ritmiche ossessive e zoppe di Cristiano Calcagnile (Bollani Quintet, Rova Saxophone Quartet, Zu, D. Suzuki, X. Iriondo e altri). Il disco si apre con una rivisitazione de 'Il Caino e l' Abele' dal Mistero Buffo di Dario Fò, prima rallentata e poi velocizzata permeata da una serie di suoni in sottofondo via via più definiti che conferiscono al tutto quasi una sensazione claustrofobica fino all'esplosione d'impronta jazzistica. Citazioni viniliche da Depeche Mode (Deux Péches), forse Police, musica classica, in alcuni punti (difficili da cogliere) quasi un Atom Heart Mother più stretto e minimale che gioca con incursioni di 'Musique Concréte'. Un disco sicuramente non facile, impegnato e impegnativo ma di sicura soddisfazione." Urbanspaceman, Ultrasonica, 2009.

"(...) Newtone 2060, è sigla di quelle che non passano, e vanno. Più che altro, visti i tempi che corrono, “Newtone 2060”, si presenta come zona sviluppo criticità assortite. Cristiano Calcagnile (batteria, oggetti e strumenti etnici), Marco Albert (voce, effetti, laptop e sampler), Salvatore Sammartino (sfregi vinilici). La loro pratica comune è un bel cazzotto nello stomaco. Fiammate ritmiche secche, fra jazz e funk, che si accendono spontanee durante il rovistar fra macerie emotive quotidiane. Di deriva impro senz'altro. Eppure, di impro, come vien comunemente intesa, da queste parti poco o nulla troverete. Un suono compatto ed ulcerato, che avanza fra lande desolate, spazzate da onde sinusoidali, una radio gracchiante come un ricordo senza più nessuna ancora a trattenerlo, ed un rimestio continuo di metalli e cocci che cadono al suolo fragorosamente. Newtone 2060 è una bolla bituminosa in fase di emissione gas. O anche un fil di fumo ad incendio oramai spento da tempo. Un gioco di sguardi cupi, compiaciuti dell'assenza umana all'interno del panorama. Semplicemente, paiono indecisi, fra il rimetter ordine o giocare con i cocci, di una catastrofe già ampiamente avvenuta. Riccioli d'oro, finisce schiacciata da un tir; logico sarebbe finita cosi. Loro ripuliscono le traccie dell'avvenuto incidente, ed allestiscono anche una commemorazione senza averla mai conosciuta personalmente. Il quadro che se ne ottiene, è un sibilo ringhioso trattenuto, calato in una visione disturbante e senza rimedio. La spinta propulsiva di Calcagnile è varia e sottilmente clamorosa, una serie di progressioni pistatissime e stridori metallici, che si alternano ad etnicismi, rivisitati in salsa corrosiva. Albert è fissità elettronica che prova ad involarsi senza mai riuscirci, una partita a carte infinita, con la signora frustrazione sudata e sfinita. Sammartino spande ricordi vari, che, si deformano in un'amara smorfia beffarda (Santana, Sonic Youth, una hit anni ottanta, una maceria vale l'altra...). Zapping emotivo, grezzo e viscerale (fra perdita di memoria ed astio montante. Ferdi e Floriana del GF, sbracati su un divano, con Archie Shepp incastrato nel mezzo. L'oggi, è più buio di quel che puoi immaginar...). Alla lontana, Ground Zero, se ci butti una chitarra dentro, forse Foodsoon ma non ci siamo. Con questa faccia da straniero, ho attraversato la mia vita senza sapere dove andare....(in apertura di Progression III), senz'altro d'accordo in questo caso. E lo scompaginar le carte, porta alla luce un battito minimal, vicino a casa For 4 Ears od un'ellissi mooolto Brinkmann. Ed ecco che la faccenda si complica di nuovo. Suona imperfetto, se ne può non afferrare il bandolo mandandoli a cagare; eppure... Eppure, in casa Setola, di progetti analoghi, non se ne intravedono (anche da altre parti a dir il vero...). Calcagnile ritma sui metalli (If You Dare), l'elettronica si scompone, affiora un blues, la puntina s'inceppa sull'epidermide. Più di un incontro casuale. Fra i migliori del 2009. Il loro futuro, è strettamente correlato con, ansia tensione ed urgenza." M. Carcasi, Kathodik 2009.

(...) Il giornalista M. Carcasi ha inserito questo disco nella propria playlist annuale (ossia "i migliori dischi del 2009") pubblicata dalla rivista on line Kathodik.

"(...) A partire dalla scelta del nome, questo trio di stanza a Milano riferisce la propria estetica musicale a un qualcosa che al momento è ancora solo immaginabile. "Il Caino e l'Abele" - primo brano di questo CD omonimo - ha il titolo non a caso scelto con gli articoli determinativi. E' un brano che si srotola in diversi passaggi: la voce mostruosa e deformata di Caino, la citazione del jingle del cartone animato L'ispettore Gadget, tutto avvolto in un futuro lontanissimo, dove la storia biblica dei due fratelli sarà a mala pena ricordata perché già sepolta dalla polvere di miliardi di altre vecchie informazioni. Tra le pieghe di questa delirante visione si inserisce la batteria, suoni ed elettroniche spezzate su uno sfondo dai colori tenui e sfumati come un quadro di Mark Rothko. Elettronica sottile, ma presente, suoni che vogliono farci immaginare altro rispetto a quello che stiamo sentendo. E' d'altronde interessante e per nulla scontato come la batteria (l'unico strumento acustico presente nel CD) riesca ogni volta ad inserirsi in questo contesto sonoro senza risultare una voce 'fuori campo.' Nel brano "Progression I," spunta di tutto dai vinili, musica classica e i Depeche Mode, i Beastie Boys e i violini, ma è la batteria ancora a sostenere con una ritmica cangiante i lenti cambi d'umore della musica. E' il lato forte di questa musica: il cambio di strategie, di umore dell'improvvisazione, che mai lascia solo l'ascoltatore. E' la capacità di chi suona musica aspettandosi dal proprio lavoro un risultato artistico in senso lato. Per realizzare questa impresa, i musicisti improvvisano con tutto il materiale e gli strumenti a loro disposizione non lasciando nulla di intentato. La musica infatti ha l'abilità di sostenere contrasti diversi. Anche l'ipotesi quasi inconsistente di "Leggerezza," che recupera lontanissimi sassofoni, una batteria quasi non intellegibile, lievi scratch della puntina del vinile, una voce che invita l'ascoltatore a raggiungere uno stato di ipnosi, la sigla e i titoli di chiusura di un film di Yasujiro Ozu, cavalli a passeggio. Una sorpresa. Un flusso senza apparente inizio né fine, né soste, libero ma carico di ispirazioni sentimentali e realizzato grazie alla spinta di strani e sconosciuti desideri ("RibaltAction")." Luca Pagani, All About Jazz 2009.

"(...) Qualcosa fa dell'elettroacustica del trio evoluzione ultima [liquefazione) del rock. C'è un‘anima ritmica (Cristiano Calcagnile, batterista del quintetto di Stefano Bollani, in forza al Collettivo Bassesfere, collaborazioni con Zu, Braxton, ecc.) che entrando in ImpRythm non mette in ordine la congerie di suoni, ma rende esplicita la distanza tra i generi manipolati e quello che si dà. Il giochetto di Salvatore Sammartino con il refrain di Santana (Progression II) accentua lo straniamento, mentre la pedaliera e gli effetti di Marco Albert (membro dl Otolab) evolvono l'idea del riff chitarristico-fallocentrico verso il delirio. La memoria vintage, dal canto suo, castra le velleità avanguardiste. Nelle altre sequenze denominate Progression, il suono tende, con differenti approcci, a diventare droning, risonanza, ‘sperimentazione’. Ma c'è sempre del miscuglio popolare esplicito, incollato con tecnica rotelliana (Bjork nell’anomalia trip dub, in cadenza brinkmanniana, di If You Dare). L'ascolto è su due binari: la consuetudine e l’alterazione. Un percorso di fraintendimenti continui, a volte da cartoon (il tango scratchato in RibaltAction è carta moschicida), tecnicamente semplici (la manipolazione della velocità d’una canzone di Aznavour o di un pezzo di Dario Fo), la cui ingannevole banalità è l’esca che trascina nel gorgo dell’affabulazione acustico-elettrico-elettronica. Varrebbe la pena di provare ad utilizzare i materiali pop in maniera più occulta. Non è una critica (sarebbe come chiedere a Rotella - riprendendo l’esempio - di nascondere marche e loghi nel decollages per indurre ad uno sguardo piu profondo), però, si può provare.(7)" Dionisio Capuano, Blow Up n.134/135, 2009.

"(...) Another debut self-titled record, this time from the heavily inspired trio of Cristiano Calcagnile (drums, objects and ethnic instruments), Marco Albert (voice, effects, laptop and sampler) and Salvatore Sammartino (vinyls). Their music may come off as improvised, but the sheer density suggests that some pre-planning was also involved. It’s full-sounding, deeply visceral stuff, subtly but constantly sensational. After multiple listens, there’s a feeling of a deeper form of improv/artistic-research – more distinct and involved, with some really gutsy/captivating bits (one of the tracks is actually titled ‘If you dare’). As Mr. Carcasi of Kathodik has already nominated this for being one of 2009’s best, we can only second his opinion. Most likely a peak in the history of (new) Italian electroacoustics." The Cookshop, 2013.

01 _ Il Caino e l'Abele 7:48
02 _ Progression I 4:24
03 _ Deux pêches 0:55
04 _ ImpRhythm 3:01
05 _ Progression II 4:12
06 _ Teresa Pelusa (e la Capra Zoppa) 3:39
07 _ If you dare 4:47
08 _ Progression III 5:11
09 _ Leggerezza 5:03
10 _ Jean Passepartout 4:38
11 _ RibaltAction 6:45

(C) + (P) 2009