catalogo setolare

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>> SM1890
>> GIAN LUIGI DIANA (w/ Patrick Holmes / Porra-Boy / Bojan Z. / Lisa Dowling)
>> CRISTALLI SONORI

 

CRISTALLI SONORI

>> JEWEL BOX E CDR STAMPATO

Gian Luigi Diana _ live electronics _ campane di cristallo _ voce _ piano _ programmazione _ manipolazione del suono
Patrick Holmes _ clarinetto (brani 03 e 07)
Porra-Boy _ flauto _ chitarra slide (brano 06)
Lisa Dowling _ contrabbasso (brani 04 e 11)
Bojan Z. _ sax _ clarinetto (brani 10 e 14)

Gian Luigi Diana è un musicista italiano che attualmente vive nella città di New York. Descrive così il suo nuovo progetto musicale: "Questo è il mio primo album solo. La maggior parte delle composizioni sono duetti improvvisati con i musicisti, con l'intento di catturare il suono dei loro strumenti acustici per poi processarli in tempo reale, attraverso “Digital Signal Processor”. Il mio approccio alla musica elettronica è sempre stato spontaneo, libero ed intuitivo. Passo molto tempo ad ascoltare la qualità di un singolo suono e il suo sviluppo, finchè una percezione profonda e chiara si manifesta, ispirandomi e indirizzandomi verso nuovi modi di improvvisare e comporre. Influenzato dalla sperimentazione elettronica tedesca durante la mia residenza a Berlino e Londra negli anni novanta, ho poi vissuto sei anni in India, dove ho approfondito la mia conoscenza sulla sfericità del suono, la sua infinita diversità di colori, risonanze, modulazioni, grazie allo studio e la pratica sia vocale (Dhrupad) che strumentale con il sitar, seguendo l'antica tradizione orale della Musica Classica Indiana. In questo album considero il suono come un oggetto con le sue proprie configurazioni scultoree e spaziali e il mio processo di composizione e improvvisazione è soltanto legato a piani, volumi e densità diverse...” Per maggiori informazioni: www.gldianamusic.com.

"(...) Cristalli, senz'altro, ma anche ceramiche che s'infrangono, percuoter di legno contro legno, sfrigolar di silicio e balbettamenti umani. L'opera di Gian Luigi Diana è sorprendente. Una lunga trafila di vita, Pordenone sul principio, rock blues, laboratori impro jazz. Urgenza, Berlino, occupazioni e minimal techno; non basta. Sette anni in India, yoga, sitar, canto Druphad. Tornare a casa? Si, certo. Per cosa? New York, luci al neon, rigogliosa consapevolezza. Rincorrer l'osso bianco. L'essenza. Umana ricerca prima che arte, dritti all'ora e adesso. Che non potrebbe esser migliore. Una serie di duetti, dove Gian Luigi Diana si destreggia fra live electronics, voce, piano e sound manipulation. Ad accompagnarlo nel suo percorso, troviamo: Patrick Holmes al clarinetto, Porra-Boy, flauto e slide guitar, Lisa Dowling al contrabbasso, Bojan Z. sax e clarinetto. Quindici percorsi fuori dal coro, dove il suono, si allunga sino a divenire quasi stringa inudibile, scansione sferzante, impressionistico drappeggiar sinusoide, morso emotivo astratto/ironico, pestar di tasti, ricordo di etnie lontane. Necessario infine, un profondo inchino, al gran rombo del silenzio, incombente su tutto, su tutti. Su ogni parola, ogni pensiero. Un'espressione ed un approccio scultoreo, che ingloba e accarezza l'immensità del vuoto, dove ogni evento, trova la propria, naturale, armonica collocazione. Sospensioni aeree, densità, calibrate stratificazioni, impeccabile a dir poco. Bertoia avrebbe annuito soddisfatto. Risvegliarsi dopo una rovinosa caduta, constatar di esser integri, ciò di cui si necessita, improvvisamente a fuoco, esser vivi, con passione, umiltà, forza, curiosità e rispetto. Da quel momento in poi, tutto il resto, un'inutile sfilata. Profonda ispirazione che mira al cuore. Avvicinatevi a Gian Luigi Diana. Avvicinatevi." M. Carcasi, Kathodik 2011.

"(...) Altro emigrante atterrato in territorio newyorchese, a dimostrazione di come purtroppo di soli cervelli in fuga (non) vive questo paese in crisi, Gian Luigi Diana se ne esce con un album ricercatissimo per la nostra – questa sì – Setola Di Maiale. Il multistrumentista friulano, esule e girovago – Berlino, Londra, India, NY: non si contano i luoghi toccati nel suo vagabondaggio psichico e fisico – si cimenta con Cristalli Sonori in solo, fatta eccezione per qualche comparsata di colleghi e amici a fiati (Patrick Holmes, Porra-Boy, Bojan Z.) e doppio basso (Lisa Dowling). Il risultato è un lavoro di ricerca basato sul live electronics e sulla manipolazione sonora che ce lo mostra artista attento al dettaglio e alla profondità del suono, ma nel contempo libero di spaziare tra intuizioni musicali ampie e guidate da uno spirito totalmente free. A cercare tra le pieghe di un suono curatissimo non esce solo fuori una attitudine impro-onnivora – citazioni e suggestioni mediorientali, suburbane, post-industriali si ammassano e stratificano le une sulle altre – ma una sensibilità ad ampio spettro capace di (ri)tirare in ballo classico (la tradizione indiana, ad esempio) e innovativo (le reminiscenze minimal-electro londinesi e berlinesi), così come analogico e digitale, scritto e improvvisato. Dal cilindro del trasformista escono così perle come l’electro virata materia di Cristalli Sonori And Clarinet Pt.4 o l’impro-jazz circense e spezzettato di Improvisation #3, l’ipnotico rumorismo sotterraneo scolpito da beat industrial minimali di 21 Disgusting America, la disco-concreta di Brooklyn Dancing Bedbugs, la contemporanea di Cristalli Sonori And Clarinet Pt.1, le orchestrazioni di The Seven Dwarfs, Tired Of Working, Are Complaining On Their Way Back Home. Tutte, o quasi, duetti in modalità impro con la strumentazione acustica e concreta riprocessata in chiave elettronica. “In questo album considero il suono come un oggetto con le sue proprie configurazioni scultoree e spaziali e il mio processo di composizione e improvvisazione è soltanto legato a piani, volumi e densità diverse”. Massimo rispetto per tali outsider." Stefano Pifferi, Sentireascolatare 2011.

"(...) Se per alcune uscite del catalogo della Setola possiamo indubbiamente parlare di jazz, per dischi come quello di Gian Luigi Diana, si tratta di musica che se dal jazz prende le braccia, mentre cuore e testa sono situati altrove. Credo che parlando di lavori come cristalli sonori, sia inevitabile dire che si tratti di musica contemporanea, il che come credo immaginerete sostanzialmente significa tutto e nulla, ma vi basti sapere che se con la musica che ha reso celebri Coleman e Coltrane spesso viene in mente un locale fumoso con le luci fioche e parecchio sudore, in questo caso la location ideale si troverebbe in un museo o in una sala da concerto, con le luci rigorosamente spente. Diana, ormai di stanza a New York, pur utilizzando una formazione che comprende contrabbasso, clarino, flauto e chitarra, manipola delle campane di cristallo, usa live electronics, voce ed un piano e lo fa ispirandosi apertamente all'elettronica tedesca e inglese o quantomeno a quella contemporanea che ha reso celebri compositori come Stockhausen, Shoenberg, Xenakis, Messiaen, tanto per menzionarne alcuni. Nonostante l'italiano si ispiri ad una serie di macigni mostruosi, riesce comunque a mantenere una certa musicalità che forse lo rende anche piuttosto fruibile ad una serie di ascoltatori neofiti e più addentro generi di sperimentazione con un background meno colto o più elettronico/ambient, a questo proposito forse mi ha ricordato l'espressività di certi lavori di Maryanne Amacher. Senza adagiarsi troppo sulla ripetizione di una formula Diana sembra utilizzare parti maggiormente composte a parti nella quali l'improvvisazione (come se i materiali improvvisativi non fossero frutto di lavoro pregresso) ha un peso molto maggiore, quest'ultima cosa oltre a rendere l'ascolto molto più interessante permette di intuire che si tratti di un musicista che nonostante un ampio spettro di idee non è troppo legato ad un canovaccio fisso. A New York in cerca di fortuna come Emanuel Carnevali? Un altro drammatico effetto della fuga dei cervelli da questa nazione? ...chissà, per ora resta un gran bel disco su una piccola etichetta nostrana." A. Ferraris, Sodapop 2011.

"(...) This is a solo project by Mr. Gian Luigi Diana on live electronics, sound manipulation and a bit of piano with Patrick Holmes and Bojan Z. on reeds, Porra-Boy on flutes and slide and Lisa Dowling on double bass. Last Sunday (1/9/11), Mr. Diana played here at DMG/Downtown Music Gallery (for the second appearance) with Frederika Krier on violin and again blew some minds with his/their unique electronics/improv. This time Mr. Diana has left us with an interesting mostly solo offering with guests just on 1 or 2 tracks each. You can tell that a good deal of time and preparation went into the making of this disc since each sound is so carefully crafted and placed in the mix. On "Brooklyn Dancing Bedbugs", it sounds like old-school analog synth (slightly altered) used in an effective and repetitive way. There are a series of duos called "Cristalli Sonori and..." with clarinet, bass and voice. Mr. Diana manipulates each instrument subtly adding minimal electronic spice. The duos with classically trained contrabassist Lisa Dowling (from Blurboxer) are especially enchanting. For "21 Disgusting America" the alien voices are somewhat disorienting as are the ancient synth sounds. The instruments often resonate and sound as if they were submerged in a warm ocean of soft, eerie sounds, everything is floating in a stream. By the time this disc was over I felt as if I had been transported to another place, resting on a raft and watching modern life slowly unfold... moving through different dream-spaces." Bruce Lee Gallanter, Downtown Music Gallery 2011.

01 _ Intro 1:25
02 _ Brooklyn dancing bebugs 2:25
03 _ Cristalli sonori and clarinet Pt.1 4:37
04 _ Cristalli sonori and double bass Pt.2 2:45
05 _ Disgusting America 2:58
06 _ DNA of a freak 3:24
07 _ Cristalli sonori and voice Pt.3 3:04
08 _ Cristalli sonori and clarinet Pt.4 3:53
09 _ Improvisation #3 5:52
10 _ The seven dwarfs, tired of working, are complaining on their way back home 5:35
11 _ Cristalli sonori and double bass Pt.5 3:04
12 _ Cristalli sonori and voice Pt.6 2:33
13 _ Remembering Friedrichshain 5:20
14 _ The seven dwarfs, tired of working, are giving themselves a massage 5:32
15 _ Reprise 1:05

(C) + (P) 2011