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>> SM1360
>> A SPIRALE (Maurizio Argenziano / Mario Gabola / Massimo Spezzaferro)
>> GARIGA

 

GARIGA

>> FOLDER CON CDR SILVER/BLACK | SOLD OUT

Maurizio Argenziano _ corde ed elettricità
Mario Gabola _ sax contralto
Massimo Spezzaferro _ batteria

La gariga rimanda a immagini forti, desolate, dove la vita è scappata via. E' una condizione fitoclimatica: la gariga è una formazione floristica secondaria e rappresenta uno stadio involutivo derivato dalla degradazione delle macchie in seguito a fattori quali aridità, rocciosità del suolo, erosione del suolo, pascolo con carichi eccessivi, incendi, disboscamento. L'immagine della copertina è duplice, una sovrapposizione tra gariga e abbandono industriale. Una relazione. Gariga è un ottimo modo per parlare del nostro tempo, metafora di tante cose oggi azzerate, ma che alla fine non valgono quanto il bene più prezioso: la terra, il nostro pianeta. Titolo, immagine di copertina e soprattutto la musica, sembra parlino solo di questo, in modo intimo, sussurrato. E' musica liberamente espressa. Si legge nella presentazione redatta dallo stesso trio: "A Spirale nasce nel 2002 dall'incontro fra Maurizio Argenziano e Massimo Spezzaferro, chitarra e batteria, Mario Gabola, sassofonista di estrazione jazzistico-bandistica e Anita Furlani violista di formazione accademica. Nel 2004 esce Come Una Lastra, prodotto dalla trevigiana Lizard. Dal gennaio 2004 A Spirale si presenta dal vivo nella formazione a 3 (batteria/chitarra/sax), con una forte svolta espressiva orientata verso l’improvvisazione radicale europea e con maggiore attenzione alla ricerca sui vari strumenti di matrice elettroacustica, mantenendo al contempo fisicità e immediatezza post punk. Partecipa a vari festival di musica sperimentale indipendente italiani (VIII Omaggio a Demetrio Stratos, Tagofest 2005, XII Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, BaaFest3). Ultima è l’adesione di A Spirale al network nazionale Tempia che vede coinvolti parte dei nomi più importanti dell’emergente panorama sperimentale italiano (R. Bellatalla, Landormin, Obsolescenza Programmata, Chew Z, D. Piersanti, Collettivo --, S. Giust, R. Ciunfrini, ecc.). Altra è la collaborazione di A Spirale con l’attore Tonino Taiuti che matura nel tempo attraverso varie performance a metà tra musica, arti figurative e teatro. Argenziano, Taiuti e Gabola lavorano al progetto OrphicSun su testi di Igor Esposito, presentato in prima assoluta il 5 settembre 2007 a Sconfini Tradizione esTradizione Nei Percorsi Del Teatro Contemporaneo, XXVIII edizione di Benevento Città Spettacolo con la direzione artistica di E. Moscato". Per approfondire: www.myspace.com/aspirale e www.a-spirale.blogspot.com.

"(...) Bel ritorno quello degli A Spirale. Il titolo si riferisce ad un tipo di vegetazione, alle associazioni fitoclimatiche che caratterizzano aree costiere e montane e costituiscono, in specie nell'ambiente mediterraneo, un indice di desertificazione. Nel monocromo di copertina, al paesaggio di gariga si sovrappone in trasparenza la foto di una fabbrica abbandonata. Si palesa una valenza simbolico-politica, molto forte, non esplicata ma inequivocabile. I brani hanno il nome delle essenze vegetali che compongono il biotopo della gariga, piante povere ma importanti, forti e saporite, come ad esempio la salvia. Dunque, in questo processo di distruzione dell'ambiente di vita c'è qualcosa che resiste, mutato, adattato, ma non rassegnato. Il trio segue e trascende l'immaginario botanico divenendo voce del paesaggio. E' free, improvvisazione, con sottotracce funk, musica che si muove bassa. Maurizio Argenziano, sovente sfruculia le corde della chitarra e genera timbri sordi, borbotta più che suonare. La batteria di Massimo Spezzaferro è come disseminata sul declivio acustico (Eryngium). Il sax di Mario Gabola ha un fraseggio intimista, polveroso di soffi e sottili vibrati d'ancia (Salvia). Ma questi paesaggi sono più ricchi di forme e colori di quanto possa apparire. Il pezzo Laura è illuminato da piccoli tocchi risonanti (qualcosa che potrebbe essere uno xilofono). In Ephedra i metalli della batteria emanano armonici attorno alle voci inaridite della chitarra e del sax e davvero si spera nella pioggia, nonostante il governo. 7" Dionisio Capuano, Blow Up n.127, 2008.

"(...) Per la gloria degli appassionati di dati, questo nuovo disco degli A Sprirale ha una durata complessiva ed un numero di tracce quasi identico all'altro loro progetto che ho sentito di recente (mi riferisco ad ASp/SEC_), nonostante ciò, in questo caso la formazione è al completo e di elettronica non ce n'è neanche l'ombra. La cifra stilistica è molto distante dai tempi dell'esordio su Lizard e gli A Spirale di strada ne hanno fatta parecchia e se è vero che c'è chi nel progredire aggiunge, beh, nel loro caso si tratta più che mai di sottrarre fino a che non si arriva a ridurre tutto ai minimi termini. Il punto è che in quei pochi colpi di batteria, in quel "suono più dentro che posso", dove dentro forse non è neppure "dentro alle dinamiche del pezzo" ma dentro allo stomaco, in quella contrazione del dialogo, Genziano, Spezzaferro e Gabola dicono tutto e di più. Nonostante la registrazione ruvida, la foto è messa perfettamente a fuoco, quindi se la "Gariga è il penultimo stadio involutivo (delle associazioni fitoclimatiche)" (come recitano le note di copertina), questo lavoro rappresenta il penultimo stadio involutivo di un gruppo che si decide tenacemente a ridurre il dialogo al minimo indispensabile. Certo non manca qualche abbozzo free come all'interno di Salvia, ma per la maggioranza del tempo si tratta di un gioco fra cose non dette, "divertissement" e poco altro. Ricordo di aver visto gli A Spirale parecchio tempo fa al Tago Mago e di esserne rimasto parecchio colpito anche perché, memore del loro disco d'esordio, mi immaginavo ben altro tipo di live. Questo disco invece ritrae perfettamente il loro stato attuale e direi che a giudicare da queste ultime uscite, le cose attuali li vedono parecchio in forma." A. Ferraris, Sodapop 2009.

"(...) Nuovi spazi immateriali per l'improvvisazione gestaltica. Musica per interventi chirurgici, micro-interventi a corpo sveglio senza anestesia. Ti tagliano un braccio, ma le gambe si muovono, o ti trapanano il cervello ma sei sveglio e intatto. Dall'altra parte, molto lontano, qualcuno fa qualcosa: parla in sottofondo, o annuisce; ma è musica per processioni carnivore, o per funerali contorsionisti o geopolitiche di pace e di riterritorializzazione magra di tessuti su tessuti. Le spirali sono dei corpi osceni che contemporaneamente trattengono e stridono, esulano le superfici della pelle con una chimica ancora più grezza di un corpo estraneo. Materiale di resistenza organica, intra-vaginale, materiale di tenuta. O di soccorso. O anche materiale stellare di termo durata, o collassi interspaziali, dove più cose vengono fagocitate dentro altre cose sempre in movimento o espansione o rigurgito. La musica degli A spirale riguarda un po' questa oggettità. È un decentramento pieno, in cui ognuno interviene, sparisce dietro la sua invisibilità e l'invisibilità stessa gioca a tre carte, e fa sparire altre cose che si sformano o si riformano, da altre invisibilità e che poi riappaiono. Una musica invisibile, e simmetricamente inghiottente; irta attorno a luminescenze; una musica ottava, e largamente ispida, che si frena solo per sfrenarsi nei ghiacciai dei cervelli, ma che quando rimane in forse, e resta a contagiarne il silenzio, contamina la materia come una valvola cardiaca che fa asse su se stessa e scintilla e fibrilla per pompare sangue e muscoli. È questa la prima differenza tra questi materiali qui e tutto quello che avete finora sentito delle spirali. Prima nozione A-Spirale. Lascia intatta il passaggio: ovvero dà per scontato che niente è da scontare e che bisogna passare su troppi cadaveri per far rinascere la materia deforme del suono. E quindi diventa un passaggio da guerra: elimina il free, senza lasciarne il jazz; si s-produce nella sfera erronea (vedi il colpo di tosse registrato nella traccia 4); tratta i corpi senzienti come si trattasse di metafore viventi. E dietro queste mastodontiche apparizioni tutte accennate si consuma il corpo malandato di un suono che si scioglie al fuoco. Seconda nozioni A/Spirale. Musica utopica. Fatta per pianificare dei rigurgiti, o per rigurgitare e sventrare il corpo grasso di tanta materia jazzistica o di ingrassare tanta motoria improvvisativa, e deve, necessariamente pronunciarsi da sola come Utopia esente di lirismi. Far accadere la musica come sostanza senza che prima questa debba passare su altri enunciati o enunciazioni.Provate ad immaginare più persone che parlano, ed ognuno imita la frase successiva che deduce dall'altro: così si suona da queste parti! Enunciazioni che saltano, e che slittano dentro altre enunciazioni... Terza nozione A/Spirale. Per sopravvivere un congegno del genere, ai nostri giorni, deve errare. Ovvero cancellare i suoi referenti che altrimenti diventerebbero "la matrice" e questi passaggi inventerebbero obbligazioni più che essere obbligatori. Cancellare Manuel Mota, cancellare Kevin Drumm (periodo First), cancellare Bhob Rainey o Alex Dorner per pronunciarli in un corpo solido ma privo d'argomentazioni. E cancellare qui non significa né riscrivere né tantomeno omettere: vuol dire solo che le cose fanno il loro corso quando i padri muoiono, e lasciano figli unici scapoli. Significa in sostanza non lasciare eredità. Gli A-Spirale passano attorno ai defunti o ai figli che sono diventati vecchi perché devono invecchiare, cancellare o disperdere dei materiali che altrimenti lascerebbero ingombrare la musica stessa e per prima la loro. Quarta nozione A/Spirale. Quello che si sente non è esattamente quello che si fa. E qui torniamo alla cosa nascosta, e più interessante. Maurizio Argenziano non suona più con le mani, ma con le spalle, lo stomaco e nell'immobilità pura che lo elimina dal corpo scenografico di un set per farlo apparire nel corpo mentale del mentale. Suona quasi senza toccare le corde, le sue mani restano a distanza considerevole dallo strumento. Non inscena gestualità ma Gestalt: fissa e neutrale; crudele e disperata. Una specie di corpo contundente che si avvicina al suo atterraggio. Mario Gabola, suona come si trattasse di respirare: non è il caso di citare le microfrequenze di Nperign ma d'interpellare l'uso del dittongo e della punteggiatura. Si tratta di far parlare svizzero un pigmeo o di trasferire la gola di un tenore in un corpo di un neonato. Si tratta di operazioni puramente transitive, o d'inneschi di translazione. Prendere una cosa e portarla in un altro luogo. Se prendete una cosa e la portate in un posto dove non c'è mai stata: un posacenere in una griglia da pick-nick forse è il luogo stesso a trasformarsi; la stessa funzione dell'oggetto trasforma il posto. Quinta nozione A/Spirale. Per caso, o mera realtà, questi tre personaggi invisibili abitano in Napoli. Ovvero sono qui, e magari non lì, dove lì sta per ovunque. Che può dire anche Limbo. oppure Caos, oppure Materia. Oppure Stanchezza, oppure Disinteresse. Ma è un caso senza caso. Potrebbero vivere in Groenlandia e farebbero la medesima cosa, o abitare a Luisville ma suonerebbero così perché per suonare così hanno elaborato un percorso che si è frantumato fino a diventare un linguaggio coerente e preciso. E tutto ciò che si frantuma sul punto di spezzarsi rinasce dentro una nuova-carne. Che non è più né quella carne né un'altra carne. È solo qualcosa che deve avere un corpo ed un luogo per esserci. Partiti da una costola che sembrerebbe quella dei Bastro, e scivolati più per vittorie sul campo che per sconfinamento, in un disperato universo isolazionistico-improvvisativo, gli A Spirale di oggi, sono un collettivo in parte fluido, vorrei dire situazionista, se non mi suscitasse subito il vomito per la scontentezza; che si dipana più dentro l'improvvisazione live che dentro una rigida struttura di durata come un disco. "Gariga" è composto di 6 tracce ma si tratta a mio avviso di un'unica sezione, che Baudrillard, definirebbe della "sparizione". Una scena fantasmatica, dove dei passaggi castrati si levano per seguire un corpo imprevedibile e riatterrare da dove sono apparsi. Non c'è caos, non ci sono meditazioni, non ci sono nemmeno mediazioni. Questa musica si potrebbe scomporre e decostruire ma apparirebbe molto meglio costruente di quanto non lo sia così, improvvisata. E tra l'altro, un disco a questa musica non basta. Perché premerete play e sarà già finito ma sarà germogliato più in tutto quello che manca che in quello che c'è. Ascoltare questa musica in buona parte comporta pensare uno studio stretto con dentro delle persone che se cercassero la spazializzazione e la distanza non la troverebbero certamente dall'ambiente in cui suonano. A questo proposito voglio dire che sebbene in questi materiali manchi, una mente ricollocatrice ed esatta come quella di Valerio Tricoli, che avrebbe giovato moltissimo alla produzione di dischi come questo, gli A spirale, la spazializzazione la ricavano dal mentale: i loro suoni sono aggregazioni monocrome, quasi tunnel visibili, ma che s'incastrano in un'apertura serrata e sformata da cercare il senso dello spazio al di là ella disposizione di missaggio. In estensioni, di braccia, di tubi, di busto, di spazi che s'infrangono." Salvatore Borrelli, Sands-zine 2009.

01 _ Cisti 5:31
02 _ Eryngium 6:34
03 _ Salvia 6:51
04 _ Laura 5:20
05 _ Centaurea Horrida 6:03
06 _ Ephedra 4:28

(C) + (P) 2008