catalogo setolare

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>> SM1830
>> TOBIAS DELIUS / MIKAELE PELLEGRINO / STEFANO GIUST / CLAYTON THOMAS / CHRIS HEENAN
>> THREE NIGHTS IN BERLIN

 

THREE NIGHTS IN BERLIN

>> FOLDER A TRE ANTE CON COSTA E CDR STAMPATO

Tobias Delius _ tenor sax _ clarinet
Mikaele Pellegrino _ classical guitar _ electric guitar
Stefano Giust _ drums _ cymbals _ objects
Clayton Thomas _ doublebass (on tracks 01, 02, 03)
Chris Heenan _ alto sax _ contrabass clarinet (on tracks 06, 07)

Musica improvvisata, in trio e quartetto, registrata dal vivo in tre diversi concerti berlinesi nell'ottobre 2009: le tracce 01-02-03 sono con Delius/Pellegrino/Giust/Thomas al Wendel; le tracce 04-05 vedono il trio base Delius/Pellegrino/Giust al Staalplaat; le tracce 06-07 vedono il trio con Heenan al Sowieso. Editing e mastering di Maurizio Giannotti presso il New Mastering di Milano. Qualche parola sui musicisti: Tobias Delius (Oxford 1964, Inghilterra) ha iniziato a suonare il sassofono nel 1980 in Germania. Nel 1984 si trasferisce ad Amsterdam e studia per un breve periodo al Conservatorio Sweelinck. Entrò presto in contatto con gli improvvisatori di Amsterdam e dirottò gli studi per immergersi nella scena della musica improvvisata. Nel febbraio 2004, Delius è stato insignito del Vpro/Boy Edgar Award, il più prestigioso premio olandese per la musica improvvisata. Ha lavorato in Europa e oltreoceano, tra gli altri con S. Lacy, L. Moholo, B. Frisell, Mark Feldman, M. Mengelberg, S. Baresford, H. Drake, P. Lovens, R. Anderson. Tobias Delius conduce il proprio personale quartetto con T. Honsinger, J. Williamson e H. Bennink. Clayton Thomas è un contrabbassista che opera nel vasto spettro della musica di improvvisazione e della musica sperimentale. È australiano, ma vive a Berlino. Nel corso degli anni si ritrova a suona con il gotha degli improvvisatori, sound artists, compositori e pensatori vivi e vegeti del 21° secolo. Mikaele Pellegrino è italiano (Roma) ma vive a Berlino. Inizia a dedicarsi profondamente alla musica improvvisata dal 2002 e suona con molti grandi musicisti come T. Honsinger, Y. Dimitriadis, M. Müller, H. Sjöströem, S. Heather, A. Borghini, J. Wright, F. P. Schubert e molti altri. Chris Hennan è americano (San Francisco), ora vive a Berlino. Alcuni progetti attuali comprendono Phantom Limb & Bison con J. Fennelly, C. Forsyth e S. Hansen; Team Up, un trio con il chitarrista J. Drake e un terzo variabile membro percussionista, un duo con l'artista berlinese e percussionista M. Vorfeld. Tra gli altri suona con B. Ulher, M. Griener, Ute Wassermann, A. Frangenheim. Stefano Giust ha iniziato a registrare la sua musica all'età di 14 anni e da allora ha registrato 80 album. Anche lui ha molti progetti attivi e nel corso degli anni ha suonato tra gli altri con G. Gebbia, M. Beck, T. Honsinger, Luc Ex, R. Bellatalla, V. Vasi, G. Mimmo, E. Marraffa , Roy Paci, S. Papadimitriou, P. Oliva, E. Ricci, CA Dato, X. Iriondo, B. Marsh, R. Ottaviano, L. Miti, R. Ciunfrini, G. Lenoci, M. Eneidi, W. Reisinger, M. Rechtern, H. Boghossian, J. Gburek. Ha tenuto tournée in tutta Europa. Come compositore di musica acusmatica/elettronica, alcuni suoi lavori sono stati utilizzati e commissionati da registi sperimentali e video-artisti. Nel 1993 ha fondato con grande gioia l'etichetta radicale Setola di Maiale. Per maggiori informazioni sui musicisti date un'occhiata qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Tobias_Delius - www.myspace.com/doubleclayton - www.myspace.com/mikaelepellegrino - www.myspace.com/stefanogiust - www.chrisheenan.com.

"(...) Tre giorni di azione a Berlino. Wendel, Staalplaat e Sowieso, i luoghi coinvolti. Cinque musicisti, che si montano in due quartetti ed un trio. Musica improvvisata, libertà e gioia palpabile. Jazz, fra nodose radici africane esposte, scomposizione europea ed increspature etniche. Tenerezze, strappi e complessità assortite (mai ammorbanti e fini a se stesse...). Sul filo della perfezione, senza trucco e senza inganno. Colloquio profondo e istantaneo, fra musicisti/spugna (compenetrazione reciproca, traduzione e rilancio immediato). La prima parte, indecisa fra tradizione e malinconia, la seconda, maggiormente frastagliata e tagliente, l'ultima esibizione, notturna, corale e riduzionista. Registrazione eccellente e grafica fascinosa. Rumor di ossa e muscoli, che s'incrociano e flettono armoniosamente. Gioiosa esposizione di musiche non convenzionali (praticamente da manuale)." M. Carcasi, Kathodik 2011.

"(...) Altro lavoro che coinvolge Giust oltre ad una serie assortita di improvvisatori di livello, come al solito si tratta di una registrazione live, in questo caso la location è Berlino nella sede della Staalplaat, scusate se è poco. Materiali improvvisativi con piglio vagamente jazzato, con Giust che si divide fra batterie free e giochi percussivi: quello che ancora di più lega alla tradizione jazz free form sono i fiati di Delius e Heenan, mentre forse quello che rimane un po' sacrificato in tutta la registrazione sono la chitarra ed il contrabbasso, anche se quest'ultimo tutto sommato si fa sentire. Per quanto siano presenti delle tracce più dirette non si tratta esattamente di materiali "in your face" o di roba che ricorda direttamente questo o quello, eppure nel tipo di lavoro del quintetto ci sono molti echi degli anni '70 del jazz: lo dico come complimento, visto che non si tratta delle solite impro frammentate afasiche che fanno venire in mente un balbuziente sordomuto in crisi convulsiva. Melodie sommesse e mai troppo dirette, ambientazioni notturne e quel tanto di devianza che differenzia il lavoro dal'impro media fatta da jazzisti con sindrome di clonaggio da Ornette Coleman." A. Ferraris, Sodapop 2011.

"(...) I processi sono quelli della scomposizione, del prolasso jazz (bop) e blues nell'improvvisazione istantanea, che però in qualche modo ne vagheggia i temi e non vuole disfarsene completamente. Nelle tre notti berlinesi del 2009 quella del 16 ottobre allo Staalplaat vede il trio Delius (sax, clarineto), Pellegrino (chitarra) e Giust (percussioni) suonar tal quale. As You è bellamente lassa, con sax che costruisce giri ubriachi sul beat profondo di Giust e suona allucinata e no-blues soprattutto per via della chitarra. In Was A Thing le percussioni sono più secche e le corde accompagnano l'accendersi d'una tensione che sfoga attraverso il cono del sax che si muove con padronanza dal timbro afono allo strepito. Due sere prima, al Wendel, della partita era anche il contrabbasso di Thomas che ben si è trovato a dialogare e sdoppiare il fraseggio del sax (Zoo Off) ed ad oliare con un caldo pizzicato l'afrore urbano di City Thought in cui Pellegrino trama contro ipotesi melodiche. Il 17 al Sowieso c'è Heenan (sax alto e clarinetto contrabbasso) a intrecciare le armi, il livello di scontro si eleva (Isn't), bontà anche del fraseggiare delle ance che trascina la band da suggestioni parkeriane ad una scientifica aggressione al bop (Touch). 6/7" Dionisio Capuano, Blow Up n.154, 2011.

"(...) Tra le nuove uscite dell’etichetta Setola di Maiale, questo live inciso a Berlino nell’ottobre del 2009 tra il locale alternativo Wendel, la sede dell’etichetta d’avanguardia Staalplaat e il teatro-café Sowieso. Siamo nel distretto di Neukolln, quello a maggior densità di immigrazione e che offre una vistosa discrepanza tra la parte sud, ancora prevalentemente rurale, e la parte nord, prediletta da studenti universitari e artisti, alternativa e cool. Disco condiviso tra il tenorista e clarinettista Tobias Delius (Icp Orchestra, Steve Lacy, Louis Moholo-Moholo, Ray Anderson, Mark Feldman, Jeb Bishop), il chitarrista Mikaele Pellegrino, Stefano Giust (poliedrico, per stile e influenze, percussionista e fondatore dell’etichetta), Clayton Thomas al basso acustico (che ho visto personalmente a Oslo con uno sfocato e nemmeno molto innovativo progetto avant-core e sulla cui presenza nel circuito impro nuto più di una perplessità; nonostante abbia suonato e suoni con musicisti del calibro di Peter Brotzmann e Ken Vandemark; suppongo goda della loro stima e dunque può trattarsi di un musicista con delle potenzialità di crescita, che, da non musicista, possono benissimo essermi sfuggite), e il polistrumentista Chris Heenan. Il disco è diviso in tre parti, con i primi ventiquattro minuti (corrispondenti a Zoo off, City thought, Living floors) in quartetto (manca Heenan), la seconda metà del disco (As you, Was a thing) spartita tra Delius, Pellegrino e Giust, e l’ultimo quarto d’ora (Isn’t e Touch) in quintetto. Si tratta in effetti di un disco molto variegato e interessante, che ci presenta cinque musicisti dare vita a una talvolta densa e talaltra rarefatta e notturna materia sonora free form mai completamente astratta; intriga in particolare Tobias Delius, che qui suona in un contesto tutto sommato lontano dalla giocosa estroversione delle sue formazioni di base, ma anche Stefano Giust che ormai sembra completamente a proprio agio, coi suoi set di percussioni, in qualsiasi contesto (oltre che improvvisatore è compositore di musica acusmatica/elettronica); per quanto riguarda Clayton Thomas sospettiamo che lavorare con forme e tecniche non convenzionali possa essere rischioso per un artista evidentemente ancora in formazione (ricordo di averlo visto chiacchierare a lungo con Fred Lonberg-Holm), debbene non si possa dire che qui, all’ascolto, risulti fuori posto; Mikaele Pellegrino integra nel tessuto sonoro il suo stile fatto di risonanze astratte e percussività scure, nervose e sottili nello stesso tempo, mentre Chris Heenan, che ha suonato spesso in contesti performativi lavorando sulle risonanze dei suoi sax e clarinetti in ambito di elettroacustica ‘concettuale’ (spesso in coppia con Michael Vorfield) si trova qui perfettamente integrato. Disco che si regge sul dialogo tra generazioni e esperienze musicali differenti che tra derive post bop, astrazioni europee e etnicità decontestualizzate mostra un interessante tentativo di sintesi e rilancio di forme musicali complesse ed essenziali al tempo stesso. Ricordiamoci che si tratta di derive, ovvero di musiche non appartenti al mainstream ma che, quando come in questo caso, ambiscono a una sintesi di esperienze espressive differenti, vanno misurate esattamente col criterio di questa stessa ambizione. In questo senso, non ascolterete nulla di inadeguato." Gianpaolo Galasi, Mescalina 2011.

"(…) Provengono da tre concerti berlinesi queste registrazioni live di musica improvvisata. Un trio di base formato da Tobias Delius, Mikaele Pellegrino e Stefano Giust, allargato nella prima al contrabbasso di Clayton Thomas e nella terza alle ance di Chris Heenan. Musica scura e grumosa, quieta e riflessiva pur nella sua energia. La free music europea, e qui abbiamo nella cosmopolita capitale tedesca un esempio di come la comunità free sia appunto transnazionale, non abbandona asprezze e spigolosità, ma le mette al servizio di uno sviluppo pensoso dove c'è spazio per silenzi e puntillismi. Spicca la presenza di uno dei più significativi sassofonisti free del Vecchio Continente, Tobias Delius, qui al sax tenore e clarinetto. In particolare nei due brani in trio abbiamo modo di apprezzarne la versatilità, l'inventiva e la padronanza strumentale. Giust alterna morbidi mallets e feroci bacchette senza mai invadere gli spazi, attento al dialogo costante. Il terzo concerto ci offre una musica che i due fiati rendono più densa grazie anche al clarinetto contrabbasso di Heenan." Flavio Massarutto, Jazz-It 2012.

"(...) Da quasi vent'anni l'etichetta Setola di Maiale sforna CD di sperimentazione senza confini, che documentano spesso le collaborazioni fra improvvisatori italiani e stranieri. Nelle tre notti berlinesi dell'ottobre 2009 dalle quali è stato tratto questo CD, registrato in tre diversi locali, il percussionista di origine svizzera Stefano Giust (uno dei fondatori dell'etichetta) si trovava ad operare in un trio completato da Tobias Delius, al tenore e clarinetto, e dal chitarrista Mikaele Pellegrino. In due serate il trio si trasformò in quartetto: il 14 ottobre (i prime tre brani del CD) con l'inserimento del contrabbassista Clayton Thomas, il 17 ottobre (gli ultimi due brani) con l'aggiunta di Chris Heenan al sax contralto e al clarinetto contrabbasso. Delle tre situazioni la più convincente risulta quella in trio nei due brani centrali, "As You" e "Was a Thing". In questo caso infatti emerge un interplay equilibrato e intenso fra i tre improvvisatori. Delius, come è suo solito, procede sornione e divagante secondo un'ambigua imprevedibilità, con accensioni eccentriche e flebili smorzamenti sia del sound che del fraseggio. Ottimo anche il lavoro di Giust, che espone un drumming asciutto e crepitante, fra minute inconsistenze e sussulti nervosi. Si staglia evidente anche il contributo della chitarra acustica o elettrica di Pellegrino, con sortite efficaci, a differenza dei brani in quartetto in cui il suo ruolo appare dimesso e appartato. In "Zoo Off," "City Thought" e "Living Floors" il contrabbasso di Thomas inserisce un colore scuro ed evanescente delineando così la situazione più criptica e introversa del CD. "Isn't" e "Touch" invece vedono l'ingresso delle ance di Heenan, che ingaggiano un dialogo scontroso con quelle di Delius. Three Nights in Berlin costituisce comunque un documento di improvvisazione totale, rigorosa nella sua scabra e increspata pronuncia, nel rovello di una ricerca istantanea, ma forse un po' datata per la sua comunicativa per certi versi asfittica, che rifiuta cadenze regolari, riff o spunti melodici riconoscibili, per privilegiare quasi esclusivamente la densità ondivaga dell'incedere dinamico e timbrico." Libero Farné, All About Jazz 2012.

"(...) [recensione condivisa al disco di Denley/Lauzier/Martel/Myhr/Normand "Transition de Phase", Tour de Bras TDB9005cd]. "Without borders is more than a slogan when it comes to free music, a sentiment proven by these exceptional improvisations. Recorded live, both of these CDs demonstrate the empathy exploratory musicians from different countries possess. Resulting from the annual festival of experimental music held in Rimouski, Quebec, located on the south shore of the St. Lawrence River about 500 kilometres from Montreal, Transition de Phase is made up of three extended improvisations by five out-of-town visitors and local electric bassist/concert organizer Éric Normand. Participants were two Montrealers, saxophonist and clarinettist Philippe Lauzier and violist and electronic manipulator Pierre-Yves Martel, who frequently work together and are often in Europe, plus participants from farther away – Norwegian guitarist Kim Myhr and Australian reedist Jim Denley. By happenstance Three Nights in Berlin also features an Australian – bassist Clayton Thomas – and a guitarist, Mikaele Pellegrino. Further compounding the small-world theory, Thomas, now a Berliner, seems to be in every second group in that city, but he often played with Denley down under. Also now a Berlin resident, Rome-born guitarist Mikaele Pellegrino works with other sound explorers such as drummer Michael Vorfeld, as well as Californian-in-Berlin reedist Chris Heenan, who also plays on this CD. Also present on all tracks is saxophonist/clarinettist Tobias Delius, the British-born member of Amsterdam’s ICP Orchestra, who now makes Berlin his home. The visitor in this case is experienced Pordenone, Italy-based, Swiss-born percussionist Stefano Giust, who has played with other reedists such as Carlo Actis Dato and Gianni Gebbia. Appropriately enough the Berlin improvisations differ on each night, depending on the personnel. No matter which, however, Giust – who in the early 1990s co-founded the Setola di Maiale independent musicians’ network – and his confreres have such command of the material that each of the tunes seems to zip by. Interestingly enough as well, each of the performances can be defined as Free Jazz, as opposed to the three “Phases” on the other CD which are definitely Free Music. “As You”, one of the trio intermezzos that divides the quartet performances, is outstandingly fascinating though, since on it Giust, Delius and Pellegrino cleave closest to Free Music with some obeisance to more mainstream sounds. Those echoes appear in the deep-dish Ben Webster-like blowing from the tenor saxophonist and a later jaunty line that could be “Flight of the Bumblebee”. Meantime the guitarist’s irregular downwards strokes are spelled by country music-like twangs and stops; while the drummer keeps up a martial snare pattern. Elsewhere during the track however, Giust exposes rattles, rim shots, pitter-patters and cymbal clatters; as Pellegrino’s squeaky guitar slides and percussive rasgueado mirror in double counterpoint Delius’ reed bites, sibilant extensions and crying guttural smears. While the guitarist and drummer revert to rhythm section accompanist roles on the Heenan quartet tracks, the sounds are still far from the standard two-saxophone battles. Atop Giust’s raps and ruffs and Pellegrino’s speedy picking, the two saxes honk and growl staccato lines, eventually dividing the reed lines between the tenor saxophonist’s double-tongued buzz and similar drones from Hennan’s alto sax. Gravitas is more apparent when the horn men bring out their doubles: pedal-point bass clarinet snorts from Hennan and slinky, triple-tongued variations from Delius’ straight clarinet. Paced exquisitely, the bonding climax occurs as Giust’s mallet-driven pumps link Delius’ reflux flutters and Hennan’s spreading ostinato. Thomas’ wood-rending slides and string crunches produce completely different overtones when he becomes the fourth partner. That’s because guitar, bass and drums together constitute a prototypical Jazz rhythm section. “Zoo Off”, for instance, is built on the bassist stretching his strings ever tighter, while Pellegrino strums note clusters and Delius unleashes a series of tongue smears, slaps and irregular vibrations. Additionally Giust’s opposite sticking on cymbals, plus busy drags and rebounds replicate the abrasions of electronic oscillations as “City Thought” becomes more conceptual. Most impressive is the unique contrast between Delius’ legato clarinet vibrato, mirrored by the guitarist’s classical guitar licks, and a contrasting invention as Thomas’ bowed bass line, which doubles the tenor saxophonist’s diaphragm-pitched smears and tongue flutters. Jazz echoes are more distant, while electro-acoustic interface is more obvious due to preparations, plug-ins and objects on Transition de Phase. Yet with all five musicians present on all three tracks, fewer phase transitions occur than on the Berlin-recorded CD. Polyphonic textures encompassing percussive rustling, reed burbles, string spiccato, intermittent metal pops, chromatic hand bell-like chiming and organ-like oscillations flap throughout earlier tracks as a prelude to the more than 26½-minute final improvisation. During this variant, instrumental strategies are tried out, expanded upon and sometimes abandoned. The aural fascination lies with the reality that many of these inventions are taking place simultaneously. While, for instance, Normand and Myhr use slurred fingering and irregular string frails, pedal-point reed snorts from Lauzier’s bass clarinet and Denley’s prepared alto saxophone spetrofluctuation mirror or operate in contrast to one another’s timbres. Meanwhile objects are rattled and popped, strings thumped, tubular bells rung and metal surfaces screeched abrasively. Friction accelerates by the improvisation’s final measures as harp-like clattering from the guitar, ragged false fingering and pitch vibrato from the horns and object-striking object with the force of a stick against a guiro, are all amplified by electronic impulses. Ultimately a finale is attained from Normand’s swift vibe-like resonations on his strings, and as the reed tongue-stops and honks cease. More than sessions where visiting musical firemen play alongside other, usually local players, both these CDs present intuitive sound melding with equally committed improvisers on all sides." Ken Waxman, JazzWord 2011.

01 _ Zoo Off 5:22
02 _ City Thought 7:51
03 _ Living Floors 11:25
04 _ As You 11:55
05 _ Was A Thing 7:51
06 _ Isn't 6:05
07 _ Touch 5:24

(C) + (P) 2010