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CORDALE (SOLO COMPOSITIONS FOR CLASSICAL AND ACOUSTIC GUITAR)

>> FOLDER A TRE ANTE CON COSTA E CDR STAMPATO (RIST. WHITE/BLACK)

Pablo Montagne _ chitarra classica (di Luciano Lovadina) _ chitarra acustica (di Piero Pascale ad EKO modificata)

Cordale è una selezione di 17 composizioni per chitarra classica e chitarra acustica: n.1-10 classica, n.11-17 acustica. Totale durata: 78min 47sec. Il lavoro di Montagne si concentra sullo sviluppo di linee melodiche e ritmi autogenerati, i ritmi mutevoli, le melodie mutevoli, texture brulicanti. In questo modo ottiene materiale indipendente (per quanto possibile) dallo stesso strumentista... è il risultato di varie procedure... un po' come cercare di 'sorprendere la propria ombra'. Cordale è un flusso di suono ininterrotto, costituito da continue micro variazioni e micro movimenti (variazioni il più possibili vicino al materiale dato). Questo flusso continuo è assolutamente necessario perché nella sua idea, tra un silenzio e un suono, la variazione è quasi troppo grande e improvvisa. Per dimostrare questo egli ha usato accordature che lo aiutarono a far emergere i diversi aspetti descritti in precedenza. www.chaqueobjet.net.

"(...) Con questo disco Pablo Montagne si conferma essere uno dei chitarristi più interessanti in assoluto sulla scena della musica contemporanea. Questo suo nuovissimo “Cordale” uscito per la benemerita Setola di Maiale quest’anno, è un disco semplicemente eccezionale per idee, creatività, inventiva e attitudine al rischio. Si tratta di diciassette composizioni, le prime dieci per chitarra classica e le restanti sette per chitarra acustica, caratterizzate dallo “sviluppo di linee melodiche e ritmi autogenerati, i ritmi mutevoli, le melodie mutevoli, texture brulicanti”. L’obiettivo di Montagne è di generare un materiale sonoro indipendente (per quanto possibile) dallo stesso strumentista attraverso la combinazione di varie procedure... “un po' come cercare di 'sorprendere la propria ombra'” come scrive lo stesso Pablo nel sito di Setola di Maiale. Il risultato è Cordale: un flusso di suono ininterrotto, torrenziale, costituito da continue micro variazioni e micro movimenti, un risultato ottenuto anche con l’aiuto di nuove accordature e dove la chitarra classica monta per tutte e sei le corde solo dei cantini, che rendono anche il suono più uniforme e a tratti quasi clavicembalistico. Un lavoro estremamente sperimentale, ma di grande, grandissimo interesse. Invito sinceramente tutti i chitarristi interessati alla chitarra contemporanea a valutare l’acquisto di questo cd e a mettersi in contatto con Pablo Montagne per poter valutare le sue partiture. Per i feticisti il disco è stato registrato con una chitarra classica realizzata da Luciano Lovadina e una chitarra acustica di Piero Pascale ad EKO modificata." Andrea Aguzzi, Chitarra e Dintorni-nuove musiche, 2012.

"(...) Ossessivo e frastornante. Sulla lunga distanza, d'improvviso, splendente. Che frenesia, caparbietà ed acume scavezzacollo, a Montagne non difettassero, “Solo Immobile” e “Crudités” (in duo con il batterista Giacomo Mongelli), l'avevan ampiamente dimostrato. Ora, “Cordale”, flette feroce, articolazioni e corde. Sollecitazione fisica, che per libera rifrazione, emana scintille tutt'intorno. Diciassette composizioni, per chitarra acustica e classica. Testarde ripetizioni armoniche a rilascio continuo. Senza respiro. Un flusso esecutivo impetuoso, saettante. Inceppi, fratture ritmiche e microvariazioni tonali. Quel che accade d'inatteso, sospinge Pablo, non il contrario. Senza opporre resistenza, apre ogni frammento di vela disponibile e si lascia trasportar veloce. Ma occorre quasi spezzarsi, per coglier il giusto vento. Uno stato di grazia, dolorosamente ottenuto, corpo in contorsione su corpo ligneo cavo. Lo senti, e non è un miraggio, sbuffar anchilosato sullo sfondo. E colpo su colpo, il cielo si squarcia e le stelle appaion. Diapositive sfocate degli Appalachi, un vinilico Branca, inceppato nel solco, geometrie spezza ossa Sharp. Nel mezzo molta carne a penzolare. Fra crampi e sudore. Sfinente ed esaltante." Marco Carcasi, Kathoodik, 2012.

"(...) Investita da una retorica ingiustificata la chitarra classica e quella acustica hanno accompagnato il musicista in più di un passaggio storico: quello che oggi si lamenta non è basato sulla proposta che, ancora oggi, gode di un buona "cassa" di risonanza (un pubblico educato), piuttosto le mancanze riguardano il tipo di proposta, le idee che attorno agli strumenti possono scaturire: tra i molti chitarristi sperimentali, Pablo Montagne sembra invece avere idee molto chiare sul da farsi: parafrasando il titolo del suo più recente cd per la Setola di Maiale "Cordale" si potrebbe pensare a "Fondale", intendendo come egli cerchi di trovare nuovi suoni negli interstizi sonori delle corde, un pò come trovare conchiglie preziose o specie vegetali nei fondali del mare: è un chitarrista eclettico, preparatissimo, di quelli solo parzialmente vicino alle avanguardie di New York che aprirono nei settanta nuovi orizzonti specie nel settore chitarristico; infatti in una struttura che è a frammenti vengono coinvolti il feedback di Hendrix, gli accenti culturali nazionalistici in slide memory di Ry Cooder, le chitarre saturate del punk-rock post anni ottanta del movimento erosivo di Minneapolis (Husker Du, Meat Puppets e tanti altri appartenenti alla SST R.), i respiri di un chitarrista condiviso tra la passione classica e contemporanea. Ma quello che più emerge nella scrittura di Montagne è quella capacità di associazione delle immagini attraverso la musica che da sempre ne costituisce un pregio: nel suo "Crudités" vi è la voglia di costruire simulazioni che non temono di essere anacronistiche: si pensi a "Error Rate", "Homme en parachute", "Pool of sand", etc, che ricostruiscono l'azione attraverso suoni alterati che sposano una personale visione di rozzezza e cacofonicità; direi che in questo senso Montagne è un'evoluzione in positivo rispetto a quelle dei blasonati chitarristi americani a cui mi riferivo prima, che forse qualche crepa la contenevano in tal senso. Il suo ultimo "Cordale", però, ci riporta alla prefazione (in cui parlavo genericamente delle due chitarre -classica ed acustica-) che qui vengono usate da Pablo: 17 brani divisi in 10 con la classica e 7 con l'acustica portano l'ascoltatore in territori ancora più inusuali; in parecchie recensioni lette sul web sembra che l'indirizzo stilistico venga rivolto verso il minimalismo (almeno formale), ma personalmente penso che questa sia una forzatura nel caso di Montagne, poichè il suo scopo è evidenziare microstrutture o micro-variazioni ritmiche che non vogliono cogliere risultati partendo dalla tecnica e dall'utilizzo della ripetizione, nè tanto meno utilizzando phasing o costruzioni di muri di suono (come Branca e Chatam hanno insegnato); l'obiettivo è di cercare di scovare suoni "interni" restando fedeli e appiccicati allo strumento: "Cordale" pur lasciando spazio ad un cambiamento di intonazione delle due chitarre, proietta nella sua globalità un suono ipnotico che durante il percorso ci fa riconoscere modelli sonori lontani da quelli dei minimalisti recenti: in "Cordale #4" sentirete echi del ruscello spirituale di Fahey, in #5 quelli barocchi di un clavicembalo, in #13 sembra di assistere ad una versione di In C tutta artigianale, in #15 una simulazione di un gruppo funk. L'unico appunto che si può fare (se di appunto si può parlare) è che in questo momento in tutta la sua produzione manca quel filtro per separare con efficacia le sperimentazioni più riuscite, il rischio costante di tutti gli sperimentatori, che gli permetterebbe di avere in mano la creazione perfetta." Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2013. Come si evince dalla recensione, Ettore si riferisce a due album setolari, Cordale e Crudités (SM1900).

"(…) Diciassette composizioni, le prime dieci per chitarra classica e le restanti sette per chitarra acustica, senza alcuna sovraincisione o loop. Suoni montati in rapida successione, talmente intensi e squillanti da far quasi credere che si tratti di un baccanale entropico, rasente il definitivo bombardamento sensoriale. E' un qualcosa che ha a che fare in qualche modo con la "purezza" del suono della sei corde, con il suo ciclico ed unico effetto percussivo su cui hanno imbastito le loro ossessioni i maestri del fingerpicking o illuminati come Elliot Sharp (vedi il suo grande The Velocity Of Hue). Disco inevitabilmente destinato a pochi ma di gran classe." Loris Zecchin, Solar Ipse, 2013.

"(...) Le guitariste italien Pablo Montagne livre avec Cordale un disque généreux (78 minutes) mais aride constitué de 17 pièces pour guitare solo (10 à la guitare classique, 7 à la guitare acoustique). Il y applique diverses techniques visant à produire un flux musical quasi ininterrompu qui se transforme dans le temps. Chaque pièce est évolutive – une boucle de sons qui s’altère avec le temps, parfois de manière inattendue – mais les distinctions d’une pièce à l’autre sont parfois minces. J’en ressors les oreilles bourdonnantes, avec du respect pour la technique et l’exécution de Montagne, mais sans être convaincu." François Couture, Monsieur Delire, 2012.

"(...) Italian guitarist Pablo Montagne offers a generous (78 minutes) yet arid CD consisting of 17 solo guitar pieces (10 on classical guitar, 7 on acoustic guitar). Montagne uses various techniques to produce a near-uninterrupted flux of music that transforms over time. Each piece is evolutive in nature – a loop of notes/sounds that changes with time, sometimes in unexpected ways – but the process gets repetitive, with not enough differences between tracks. I come out of this CD with buzzing ears, some respect for Montagne’s technique and executive, but otherwise unconvinced." François Couture, Monsieur Delire, 2012.

"(...) There is a difference between listening “to” and “within” the music. Cordale, a protracted dissection – divided in 17 tracks – of the possibilities of acoustic guitars oddly tuned with six matching strings (acute range on the classical, bass on the steel-string) – is one of those records that need the second plan of attack. Montagne, who resides in the Italian region of Puglia, has a multifaceted grounding: he started his instrumental upbringing by learning pieces of (no less) Metallica, then went on to study and cooperate with eminent characters of the present-day landscape, throughout assorted genres. His audible signals are strongly rhythmical, percussively minimalist and altogether entangling. He does not use effects, multi-tracking or post-production hocus-pocus (perhaps a few preparations in selected “clatter-and-thud” environments), yet is able to bring forth arresting flows of energy inside stimulating superimpositions of upper partials and systematic micro-melodic shifts, the whole following the periodical rules of the unfamiliar tunings applied. This substance is both abstract and fleshly, and it’s not difficult to catch Montagne snorting and moaning as he plays across some of the most physically challenging sections. Names that came to mind while enjoying this work were Hans Reichel, Moondog, John Cage (d’oh!), La Monte Young (to a degree). Overall, a mesmerically tactile trip through nerve-cuddling hypnosis, even when the compulsiveness of certain repetitions seems to prevail on the remainder of the music’s features." Massimo Ricci, Touching Extremes, 2012.

"(…) Italian guitarist Pablo Montagne says that the procedures he uses to generate music are “a bit like trying to surprise one’s own shadow”. Although the compositions on Cordale, recorded on 2011, have the feel of repetitive processes, they menage to preserve a sense of restless pursuit of unexpected. The first ten are performed on nylon-stringed classical guitar, the final seven on steel-stringed acoustic. The sound of Montagne’s pulsating nylon may bring to mind the rippling melodic minimalism of Vincent Le Masne and Bertrand Porquet, whose Guitares Dérive, initially released by Shandar in 1976, was reissued by Fractal in 2010. But Montagne plays with greater urgency and agitation, and the outcome is spikier and less reflective. Underpinning the uninterrupted rhythmic flow of each piece is Montagne’s declared distaste for the leap from silence into sound. Tunings have been adjusted to help him make microvariations in the basic melodic material, and once started each composition is a continuos tumble of insistent yet steadily shifting motifs and bass figures. Heard and length, this sustained agitation arguably gets a little bit too relentless and demanding, but the two instruments produce quite distinct timbres and Montagne brings very different techniques to each. On acoustic guitar his playing has a percussive fluency reminiscent of improvisor Hans Reichel hammering filigree patterns along his fretboard. Cordale displays tremendous musicanship and Montagne’s compositions have punch and vitality." Julian Cowley, The Wire #353, 2013.

PART I
Cordale n.1
Cordale n.2
Cordale n.3
Cordale n.4
Cordale n.5
Cordale n.6
Cordale n.7
Cordale n.8
Cordale n.9
Cordale n.10

PART II
Cordale n.11
Cordale n.12
Cordale n.13
Cordale n.14
Cordale n.15
Cordale n.16
Cordale n.17

(C) + (P) 2012