E.R.T.A. / ETNOGRAFIE RISONANTI DEL TERRITORIO ABBANDONATO
MOLOM (Milena Berta, Alessandro Pedretti)
Milena Berta _ azione _ suono
Alessandro Pedretti _ azione _ suono
Questa registrazione è il risultato di una sessione immersiva tenutasi nel settembre 2025, durante la fase preparatoria della performance E.R.T.A., presentata all'AltroFestival in Valmalenco. Il progetto è nato da una residenza artistica nel borgo alpino di Erta (una piccola contrada di Spriana in Valmalenco, Sondrio), abbandonato negli anni '70, un luogo dove il paesaggio stesso diventa strumento e interlocutore.
In questo spazio sospeso tra decadenza e resilienza, molom ha scelto di non intervenire, ma di ascoltare. Ogni oggetto trovato (tavoli, pietre, travi, rottami metallici, piatti, pentole, bottiglie, stufe, lattine di plastica, campi elettromagnetici, strumenti rudimentali e una funivia) è stato trattato come un corpo sonoro, un archivio vivente. Il materiale è stato attivato non da mani umane, ma da piccole sculture cinetiche, automi che intrattengono un dialogo continuo con l'ambiente. La registrazione cattura questo scambio: un intreccio di registrazioni sul campo, loop di nastro e microfoni a contatto che rende la densità del presente.
Per arricchire la trama sonora, crepitii, fischi e silenzi sono stati estratti da vecchi dischi in vinile appartenenti a Gianfranco Marveggio, l'ultimo residente vivente di Erta, amplificando il senso di sospensione e memoria.
E.R.T.A. è un invito ad "abitare il suono" come si abita un luogo: con rispetto, attenzione e apertura.
L'album contiene anche un file video che documenta Registrato e mixato da molom nel settembre 2025, mastering di James Armstrong.
"(...) molom, acronimo di Musica Organica Legata all’Osservazione del Movimento, è un duo composto dalla scultrice Milena Berta e dal musicista Alessandro Pedretti. La particolarità del duo è che essi si occupano di progetti sperimentali che coinvolgono la scultura visiva combinata con il sound art e applicazioni di elettronica. Si esibiscono dal vivo o registrano musica, prendendo in considerazione contesti naturali e geologici specifici, qualcosa che cerca come finalità l’emersione della materia sonora. In un progetto chiamato Frammenti di una matrice pronta ad esplodere, Berta ha lavorato su blocchi di pietra in tempo reale mentre Pedretti elaborava al computer i suoni di Berta ottenuti con speciali microfoni e sensori (vedi qui); in una cassetta autoprodotta di sole 40 copie chiamata Cabeços, Berta e Pedretti hanno pensato ai crateri vulcanici e hanno incluso la loro esperienza diretta nelle Andorre, un field recording di rumori del vento, della terra e dell’acqua, una geologia opportunamente rielaborata in studio.
Il lavoro per Setola racchiude invece ciò che è stato sviluppato nella residenza di Erta, una minuscola contrada del comune di Spriana, in Valmalenco, che fu sgomberata nel 1965 per via del pericolo di frane irreparabili; Berta e Pedretti ha costruito intorno a questa zona un progetto nuovo dove E.R.T.A. sta anche per Etnografie Risonanti del Territorio Abbandonato: allo scopo di assecondare la memoria di quel luogo, i due hanno sistemato microfoni e sensori ovunque (pietre, rottami, travi, tavoli, piatti, pentole, lattine di plastica, etc.) al fine di catturare la vibrazione intima di quel posto. Dopo la raccolta dei suoni Pedretti ha rielaborato il tutto in studio e aggiunto una caratterizzazione ulteriore, ossia i crepitii, i fischi e i silenzi funzionali di alcuni vecchi dischi in vinile di Gianfranco Marveggio, l’ultimo abitante vivente della contrada.
E.R.T.A. si propone dunque di documentare un paesaggio sonoro speciale ma anche credere in una vitalità che all’apparenza sembra spenta. Tutta la prima metà dell’unica traccia che compone il CD produce una polifonia di rumori, sistemati in un misto di frammenti (metallici e legnosi), con spettri piatti e tonfi. C’è molto rispetto per il suono d’origine e dall’ascolto non si notano modificazioni pesanti quanto piuttosto una loro ‘coreografia’ d’insieme; poi, man mano appaiono sorprese, alcune spazialità e densità che sembrano configurare temporali e più in là un drone che si manifesta di concerto ad una sorta di drammaturgia sonora sottostante, appositamente ricavata con la sintesi. Alla fine tutto questo scompare per dar posto ad una tempesta di beeps e segnali di frequenza. E’ probabile che l’idea fosse di favorire una prospettiva a due facce di Erta, la prima espressione di una operosità in condizioni di allerta, la seconda che subisce il condizionamento della solitudine e le possibili distruzioni. C’è un video di circa 5 minuti che accompagna la traccia musicale e che ci porta visivamente nella contrada attraverso il cammino di Marveggio e dei suoi nipotini (presumo) che insieme si muovono nella Natura e nella casa per prendere oggetti prima dell’inaccessibilità: l’uomo e i bambini si fermano, l’uomo riflette appoggiato alla ringhiera mentre i bambini prendono contatto con l’ambiente circostante e gli oggetti della casa, cercando di comprendere le potenzialità del luogo in cui la famiglia ha vissuto in origine. Sono immagini che vengono accompagnate da musica semplice, mostrate nella loro purezza documentaria.
Ad ogni modo il tracciato esplorativo dei molom è affascinante dal punto di vista musicale e porta con sé un concetto della ‘vita’ secondo criteri biologici, differente da quelli pensati dagli umani: l’abbandono non significa la morte di quel luogo ma solo un tracciato non più percorribile con continuità. L’Erta (come tanti ‘panorami’ sonori in giro per il mondo) ha una sua specificità, certo rischiosa, ma a pensarci bene non lo sono anche le nostre vite, quelle che regolarmente viviamo in luoghi di cui valutiamo con serenità la sicurezza?" Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.
01 _ E.R.T.A. / etnografie risonanti del territorio abbandonato 23:59 (audio)
02 _ E.R.T.A. 5:50 (video)
(C) + (P) 2026
Milena Berta _ action _ sound
Alessandro Pedretti _ action _ sound
The recording we present is the result of an immersive session held in September 2025, during the preparatory phase of the performance E.R.T.A., showcased at AltroFestival in Valmalenco. The project emerged from an artistic residency in the alpine hamlet of Erta (Spriana, Sondrio, Italy), abandoned in the 1970s, a place where the landscape itself becomes both instrument and interlocutor.
In this space suspended between decay and resilience, molom chose not to intervene, but to listen. Every found object (tables, stones, beams, metal scraps, dishes, pots, bottles, stoves, plastic cans, electromagnetic fields, rudimentary tools and a cableway) was treated as a sonic body, a living archive. The material was activated not by human hands, but by small kinetic sculptures, automata that engage in a continuous dialogue with the environment. The recording captures this exchange: a weave of field recordings, tape loops, and contact microphones that renders the density of the present.
To enrich the sonic texture, crackles, whistles, and silences were extracted from old vinyl records belonging to Gianfranco Marveggio, Erta’s last living resident, amplifying the sense of suspension and memory.
E.R.T.A. is an invitation to “inhabit sound” as one inhabits a place: with respect, attentiveness, and openness.
"(...) molom, acronimo di Musica Organica Legata all’Osservazione del Movimento, è un duo composto dalla scultrice Milena Berta e dal musicista Alessandro Pedretti. La particolarità del duo è che essi si occupano di progetti sperimentali che coinvolgono la scultura visiva combinata con il sound art e applicazioni di elettronica. Si esibiscono dal vivo o registrano musica, prendendo in considerazione contesti naturali e geologici specifici, qualcosa che cerca come finalità l’emersione della materia sonora. In un progetto chiamato Frammenti di una matrice pronta ad esplodere, Berta ha lavorato su blocchi di pietra in tempo reale mentre Pedretti elaborava al computer i suoni di Berta ottenuti con speciali microfoni e sensori (vedi qui); in una cassetta autoprodotta di sole 40 copie chiamata Cabeços, Berta e Pedretti hanno pensato ai crateri vulcanici e hanno incluso la loro esperienza diretta nelle Andorre, un field recording di rumori del vento, della terra e dell’acqua, una geologia opportunamente rielaborata in studio.
Il lavoro per Setola racchiude invece ciò che è stato sviluppato nella residenza di Erta, una minuscola contrada del comune di Spriana, in Valmalenco, che fu sgomberata nel 1965 per via del pericolo di frane irreparabili; Berta e Pedretti ha costruito intorno a questa zona un progetto nuovo dove E.R.T.A. sta anche per Etnografie Risonanti del Territorio Abbandonato: allo scopo di assecondare la memoria di quel luogo, i due hanno sistemato microfoni e sensori ovunque (pietre, rottami, travi, tavoli, piatti, pentole, lattine di plastica, etc.) al fine di catturare la vibrazione intima di quel posto. Dopo la raccolta dei suoni Pedretti ha rielaborato il tutto in studio e aggiunto una caratterizzazione ulteriore, ossia i crepitii, i fischi e i silenzi funzionali di alcuni vecchi dischi in vinile di Gianfranco Marveggio, l’ultimo abitante vivente della contrada.
E.R.T.A. si propone dunque di documentare un paesaggio sonoro speciale ma anche credere in una vitalità che all’apparenza sembra spenta. Tutta la prima metà dell’unica traccia che compone il CD produce una polifonia di rumori, sistemati in un misto di frammenti (metallici e legnosi), con spettri piatti e tonfi. C’è molto rispetto per il suono d’origine e dall’ascolto non si notano modificazioni pesanti quanto piuttosto una loro ‘coreografia’ d’insieme; poi, man mano appaiono sorprese, alcune spazialità e densità che sembrano configurare temporali e più in là un drone che si manifesta di concerto ad una sorta di drammaturgia sonora sottostante, appositamente ricavata con la sintesi. Alla fine tutto questo scompare per dar posto ad una tempesta di beeps e segnali di frequenza. E’ probabile che l’idea fosse di favorire una prospettiva a due facce di Erta, la prima espressione di una operosità in condizioni di allerta, la seconda che subisce il condizionamento della solitudine e le possibili distruzioni. C’è un video di circa 5 minuti che accompagna la traccia musicale e che ci porta visivamente nella contrada attraverso il cammino di Marveggio e dei suoi nipotini (presumo) che insieme si muovono nella Natura e nella casa per prendere oggetti prima dell’inaccessibilità: l’uomo e i bambini si fermano, l’uomo riflette appoggiato alla ringhiera mentre i bambini prendono contatto con l’ambiente circostante e gli oggetti della casa, cercando di comprendere le potenzialità del luogo in cui la famiglia ha vissuto in origine. Sono immagini che vengono accompagnate da musica semplice, mostrate nella loro purezza documentaria.
Ad ogni modo il tracciato esplorativo dei molom è affascinante dal punto di vista musicale e porta con sé un concetto della ‘vita’ secondo criteri biologici, differente da quelli pensati dagli umani: l’abbandono non significa la morte di quel luogo ma solo un tracciato non più percorribile con continuità. L’Erta (come tanti ‘panorami’ sonori in giro per il mondo) ha una sua specificità, certo rischiosa, ma a pensarci bene non lo sono anche le nostre vite, quelle che regolarmente viviamo in luoghi di cui valutiamo con serenità la sicurezza?" Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.
01 _ E.R.T.A. / etnografie risonanti del territorio abbandonato 23:59 (audio)
02 _ E.R.T.A. 5:50 (video)
(C) + (P) 2026