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IL GIUOCO DI GRONGE

GIUOCO/GRONGE (Luca Giuoco, Marcho Gronge)
Luca Giuoco _ mellotron _ sintetizzatori _ violino _ field recordings _ effetti _ manipolazioni
Marcho Gronge _ field recordings _ glitches _ voce _ manipolazioni

Musica che potremmo definire post industriale nel gusto e nel gesto. Luca Giuoco è musicista e giornalista musicale molto attivo nell'editoria italiana; lavora come solista ma anche in ensemble nel Collettivoinconscio. Marcho Gronge (Marco Bedini) ha una lunga storia: era membro fondatore di uno dei gruppi più originali della new wave italiana della seconda metà degli anni ottanta, ovvero i romani Gronge.

"(...) Il Giuoco Di Gronge si fonda su una collaborazione che assume il conflitto come metodo. Luca Giuoco e Marcho Gronge condividono un'attenzione per l'alea, il field recording e la manipolazione del suono, ma ne applicano i presupposti in modo divergente, lasciando che le differenze strutturino l'intero lavoro. Il disco non tenta una sintesi, né propone un linguaggio ibrido riconciliato: procede piuttosto per attrito, rendendo il disaccordo una condizione operativa.
La composizione avviene per interventi successivi, secondo una logica di mossa e contromossa che si riflette nella forma instabile delle tracce. I materiali sonori - glitch, voci, frammenti strumentali, registrazioni ambientali - non vengono integrati in un continuum, ma restano esposti, mantenendo una certa autonomia. Ogni elemento sembra reagire a ciò che lo precede, spesso contraddicendolo o forzandone i limiti. In questo contesto, il controllo non è mai definitivo. I tentativi di organizzazione formale, riconducibili a una gestione misurata della materia sonora, vengono costantemente messi in crisi da deviazioni improvvise, da eccessi, da gesti che interrompono la stabilità del flusso. La presenza della voce non chiarisce né guida l'ascolto, ma agisce come ulteriore fattore di disturbo, accentuando la natura frammentaria del discorso. La dimensione ludica che attraversa il disco non introduce leggerezza, ma una struttura rigorosa: il gioco come sistema di regole minime entro cui il rischio resta centrale. Ogni traccia si configura come una situazione temporanea, priva di risoluzione, in cui il processo è lasciato visibile e non viene mai completamente assorbito dalla forma finale.
Nel complesso, "Il Giuoco Di Gronge" si colloca più come documento di un confronto che come opera chiusa. L'album rinuncia a qualsiasi idea di equilibrio stabile, scegliendo di restare in uno stato di tensione permanente. È in questa adesione al processo - e nel rifiuto di una sintesi rassicurante - che il lavoro trova la propria coerenza interna e la propria necessità. Rating: 8." Caesar, DarkRoom Magazine, 2026.

"(...) Tutte queste voci strozzate fanno pensare a Dave Phillips (Schimpfluch-Gruppe, Fear Of God), ma sono opera di Marcho Gronge, degli storici Gronge, e sembrano rappresentare l’animalità del disco, insieme agli altri interventi più sghembi e riconducibili a suoni appartenenti alla nostra realtà quotdiana. Il contrasto è con le “tessiture” più continue, fredde e asettiche del nostro collaboratore Luca Giuoco, che come sappiamo si muove da entrambe le parti della barricata, se barricata in questi ambiti esiste. Che Luca sia interessato a una discussione con il resto dell’ambiente “sperimentale” italiano è palese: qui però secondo me sa che a volte il risultato migliore – più che dal dialogo – nasce dall’attrito, ma del resto se qualcuno – sbagliando abbastanza – una volta disse che la guerra non era che la continuazione della politica con altri mezzi, lo scontro non è che una delle possibili prosecuzioni del dialogo, e per fortuna in ambito artistico non si muore prendendosi a mazzate col proprio collaboratore. Forse me lo stanno dicendo direttamente Marcho e Luca con la copertina: su di un pavimento palesemente digitale (i due non si sono chiusi in studio insieme, hanno scambiato file) si affrontano i mostricciattoli umani del primo, che potrebbero essere stati disegnati da Nick Blinko, e le creature irreali/surreali del secondo.
Come riferimento per operazioni del genere, che vivono di schegge di follia e accostamenti improbabili, ho sempre avuto i dischi dei Contrastate, che con ogni probabilità nessuno dei due ha ascoltato. Ognuno di noi qui dentro, più che in altri casi e con altri dischi, si farà il suo personalissimo viaggio e verrà accecato da un numero variabile – a seconda del soggetto – di improvvisi flash di genialità." Fabrizio Garau, The New Noise, 2026.

"(...) Un tavolo, Marcho Gronge e Luca Giuoco uno di fronte all’altro, scagliandosi mosse temibili come in una sorta di Street Fighter posato ed inscatolato. Così immagino Il Giuoco di Gronge, risultato di uno scambio di materiale durato un anno seguendo mosse e contromosse dell’avversario. Bizzarro ascoltarne il risultato compiuto perché non ci è dato conoscere i cambiamenti avvenuti nell’uno e nell’altro, le astuzie e le potenze, le basi di partenza. Ci rimane soltanto l’ascolto della plancia ormai abbandonata, dalla quale la musica esce come rimbrottio che assume talvolta forme plastiche, come architetture scultoree o come performance immaginarie. Viene in mente il dialogo fra Jørgen Leth e Lars Von Trier in Le cinque variazioni anche se in questo caso non abbiamo un Det perfekte menneske dal quale partire, bensì un’idea di musica, stilistica ed etica ne due partecipanti. Una musica che si muove in luoghi discosti ed ombrosi, dove gli squilli e le tonalità più acute sono viste come stridii minanti una bruma ombrosa. Potremmo inquadrare la musica come ambient-noise, calderone nel quale spesso è la modalità d’ascolto ed il volume a definire l’impatto che il risultato potrà avere sugli ascoltatori. Dal sobillante al disturbante, in grado di riportarci perennemente al dialogo ed alla tensione fra due musicisti che da sempre hanno giocato ed ideato i propri suoni comprendendo bene come fosse impossibile finirli in solitudine e senza un’imprevedibilità. Musica che sembra disegnare ambienti e stanze, riduzioni geometriche ed architettoniche di un mondo interiore indomabile, fra sprazzi carnali che sembrano forzare sempre di più ad uscire ed un utilizzo del pianoforte che ricorda la mano di Vincent Cahay nelle sue scorribande horror insieme a Fabrice du Welz. Già, che con il passare delle tracce il colore che viene dato è un nero plumbeo, nel quale a tratti l’umano fa capolino, come nelle parole promulgate in una nebbia battente in ALTER-EGO. Oppure lo spiritual che si trasforma in un ronzio d’UMANESIMO, prima che tutto finisca di nuovo una foschia umida e raggelante. Un gioco pericoloso, come da sempre quando questa pratica è messa al centro dell’arte, ma che i nostri due performer riescono a portare a termine con sprezzo delle loro forme e certezze, coinvolgendoci in questo viaggio perfettamente calibrato." Vasco Viviani, Sodapop, 2026.

"(...) “Il Giuoco di Gronge” è il titolo e, allo stesso tempo, il gioco di parole che descrive la collaborazione tra Luca Giuoco (musicista ambient/sperimentale e autore del blog COLLETTIVOINCONSCIO) e Marcho Gronge (musicista estremamente sperimentale, autore di due progetti a suo nome). Questa nuova collaborazione è stata pensata come una serie di mosse e contromosse tra i due autori che, durante la realizzazione dell’album, hanno risposto l’uno alle composizioni dell’altro per creare un mix paradossale che consente la coesistenza delle anime dei due musicisti.
Se Luca Giuoco si muove in un ambient dilaniato da scosse telluriche, registrazioni ambientali e glitch, Marcho Gronge crea sonorità più ironiche e imprevedibili, tra testi nonsense, no wave e surrealismo in stile Residents, come dimostrano i deliranti album “Dolci ricordi” (2012) e “XXX Cremone gigante per soli adulti” (2013).
Questo “gioco” di botta e risposta tra i due crea infine un album abbastanza unitario da poter quasi essere considerato un concept: una lunga composizione divisa in undici sperimentazioni di mellotron, noise, glitch, rumorismo e field recordings. Il brano iniziale “Ritorno”, grazie alla voce automatizzata di una stazione ferroviaria, dà proprio l’idea dell’inizio di un percorso, forse un ritorno a qualcosa di non ancora concluso.
Vocalizzi afasici (“Contemporaneo”), ninne nanne elettroniche (“Fossile”), momenti noise (“Lattiginoso”) creano un lungo tragitto verso ipnotiche melodie inattese (“Gorgo”), squarciate da motivetti da telefonino che divengono infine un lungo flusso ambient oscuro, affatto rassicurante.
Oltre alla già citata “Gorgo”, la sintesi migliore tra i due musicisti è senz’altro “Alterego”, con la lettura lo-fi di Gronge che ci immerge in un passato filosofico di riflessione ormai spazzato via da una modernità violenta e deumanizzata, riassunta da battiti elettronici noise. “Umanesimo” è il punto emotivamente più solido, con i synth a creare un crescendo di pathos ornato da rumori di fondo.
“Il Giuoco di Gronge” funziona come dialogo tra due musicisti diversi, ma allo stesso tempo come passepartout per una visione del mondo alternativa, dove il nonsense smette di essere tale e diventa l’unico linguaggio ancora credibile." Valerio D'Onofrio, Ondarock, 2026.

"(...) La musica di Marcho Gronge (nella vita Marco Bedini) ci porta indietro in un tempo in cui a macchia d’olio in Italia si producevano gli effetti del punk anglosassone. La band Gronge pubblicò almeno due albums fondamentali per l’evoluzione del genere in Italia (si trattava del raro Fase di rigetto nel 1986 e, in una raccolta con i Move, il disco Gronge & Move nel 1987) ponendosi tra le migliori alternative di quell'”estasi” che invece l’audience nutriva in quei giorni per gruppi come i toscani Litfiba e dischi come Desaparecido o ancor più 17 Re; se è vero che le radici musicali erano comuni è anche vero che i Gronge non erano per nulla orientati verso il grande pubblico, appartenendo a una dimensione di avanguardia del punk italiano in cui di fronte alla semplicità del ‘prodotto’ (voce urlante o declamante, basso elettrico pulsante e soluzioni di elettronica da sintetizzatore) si celava l’inizio di uno stile ben preciso che Bedini poi battezzò qualche anno dopo con il termine Teknopunkcabaret (con CD e cassetta di musica annessa). L’esperienza di Gronge è andata avanti negli anni (nel tempo la band ha cambiato elementi ed ha aggiunto una X) ma il carattere spergiuro e provocatorio di Marcho Gronge non si è mai esaurito. Questo preambolo era necessario per introdurre il suo nuovo CD con Luca Giuoco, musicista sperimentale torinese che si è fatto notare negli ultimi anni per alcune progettualità utopistiche, tra le quali quella della manipolazione di musiche ricevute da altri artisti, una rete di collaborazioni allo scopo di bruciare le loro identità e creare una musica collettiva; quella con Gronge non fa eccezione.
Il Giuoco di Gronge, questo il titolo della collaborazione tra Marcho Gronge e Luca Giuoco, compie un giro di vite sulle divergenze di stile proiettando la musica nell’area di un’elettronica concettuale basata su una sorta di strategia dei giochi da tavolo dove ad ogni mossa segue una contromossa. Lo scopo non è quello di favorire una percezione reattiva della musica ma di creare un prodotto musicale della spontaneità che abbia al suo interno i semi di quella intelligente dialogicità che si sviluppa nella strategia: 11 movimenti, lavorati su sincopi sonore, frammentazioni vocali, plugs estemporanei, field recordings, declamazioni, dove è probabile che gli interventi di Gronge siano quelli più anticonformisti mentre quelli di Giuoco siano più misurati. Dalle note non emergono i criteri di scambio delle soluzioni musicali (sarebbe molto interessante capirlo) ma ciò che conta è il risultato finale, un senso di stranezza e completezza al tempo stesso, con momenti geniali come Contemporaneo, un flusso di ‘morbidezze’ e ‘tagli’ nati dall’incrocio delle risposte dei due artisti, oppure Gorgo, dove appare una ironica ‘musichetta’ che sembra provenire da un carillon, sullo sfondo di ciò che fa pensare ad una desolata landa sonora. In linea generale la ‘sfida’ non ha vincitori, ma mette sullo stesso piano due coscienze differenti, una spettrale, poco filtrata (Giuoco) ed una destrutturata, glitch (Gronge), facendoci capire che i conflitti creativi sono imprevedibili e offrono argomenti per poter giustificare l’errore ‘fertile’, cioè che il disturbo dell’altro è in grado di riattivare attenzione e testare i limiti caratteriali della musica migliorandoli." Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.

01 _ Ritorno 4:30
02 _ Intermittente 0:53
03 _ Contemporaneo 4:31
04 _ Fossile 3:44
05 _ Lattiginoso 2:53
06 _ Infettivo 2:23
07 _ Mesmerico 3:52
08 _ Gorgo 3:22
09 _ Alter-ego 5:16
10 _ Umanesimo 3:45
11 _ Plastica 3:19

(C) + (P) 2026
Luca Giuoco _ mellotron _ synthesizers _ violin _ field recordings _ effects _ manipulations
Marcho Gronge _ field recordings _ glitches _ vocals _ manipulations

Music that we might define as post-industrial in taste and gesture. Luca Giuoco is a musician and music journalist very active in Italian publishing, working as a soloist but also in ensemble with Collettivoinconscio. Marcho Gronge (Marco Bedini) has a long history: he was a founding member of one of the most original Italian new wave groups of the second half of the 1980s, the Roman group Gronge.

"(...) Il Giuoco Di Gronge si fonda su una collaborazione che assume il conflitto come metodo. Luca Giuoco e Marcho Gronge condividono un'attenzione per l'alea, il field recording e la manipolazione del suono, ma ne applicano i presupposti in modo divergente, lasciando che le differenze strutturino l'intero lavoro. Il disco non tenta una sintesi, né propone un linguaggio ibrido riconciliato: procede piuttosto per attrito, rendendo il disaccordo una condizione operativa.
La composizione avviene per interventi successivi, secondo una logica di mossa e contromossa che si riflette nella forma instabile delle tracce. I materiali sonori - glitch, voci, frammenti strumentali, registrazioni ambientali - non vengono integrati in un continuum, ma restano esposti, mantenendo una certa autonomia. Ogni elemento sembra reagire a ciò che lo precede, spesso contraddicendolo o forzandone i limiti. In questo contesto, il controllo non è mai definitivo. I tentativi di organizzazione formale, riconducibili a una gestione misurata della materia sonora, vengono costantemente messi in crisi da deviazioni improvvise, da eccessi, da gesti che interrompono la stabilità del flusso. La presenza della voce non chiarisce né guida l'ascolto, ma agisce come ulteriore fattore di disturbo, accentuando la natura frammentaria del discorso. La dimensione ludica che attraversa il disco non introduce leggerezza, ma una struttura rigorosa: il gioco come sistema di regole minime entro cui il rischio resta centrale. Ogni traccia si configura come una situazione temporanea, priva di risoluzione, in cui il processo è lasciato visibile e non viene mai completamente assorbito dalla forma finale.
Nel complesso, "Il Giuoco Di Gronge" si colloca più come documento di un confronto che come opera chiusa. L'album rinuncia a qualsiasi idea di equilibrio stabile, scegliendo di restare in uno stato di tensione permanente. È in questa adesione al processo - e nel rifiuto di una sintesi rassicurante - che il lavoro trova la propria coerenza interna e la propria necessità. Rating: 8." Caesar, DarkRoom Magazine, 2026.

"(...) Tutte queste voci strozzate fanno pensare a Dave Phillips (Schimpfluch-Gruppe, Fear Of God), ma sono opera di Marcho Gronge, degli storici Gronge, e sembrano rappresentare l’animalità del disco, insieme agli altri interventi più sghembi e riconducibili a suoni appartenenti alla nostra realtà quotdiana. Il contrasto è con le “tessiture” più continue, fredde e asettiche del nostro collaboratore Luca Giuoco, che come sappiamo si muove da entrambe le parti della barricata, se barricata in questi ambiti esiste. Che Luca sia interessato a una discussione con il resto dell’ambiente “sperimentale” italiano è palese: qui però secondo me sa che a volte il risultato migliore – più che dal dialogo – nasce dall’attrito, ma del resto se qualcuno – sbagliando abbastanza – una volta disse che la guerra non era che la continuazione della politica con altri mezzi, lo scontro non è che una delle possibili prosecuzioni del dialogo, e per fortuna in ambito artistico non si muore prendendosi a mazzate col proprio collaboratore. Forse me lo stanno dicendo direttamente Marcho e Luca con la copertina: su di un pavimento palesemente digitale (i due non si sono chiusi in studio insieme, hanno scambiato file) si affrontano i mostricciattoli umani del primo, che potrebbero essere stati disegnati da Nick Blinko, e le creature irreali/surreali del secondo.
Come riferimento per operazioni del genere, che vivono di schegge di follia e accostamenti improbabili, ho sempre avuto i dischi dei Contrastate, che con ogni probabilità nessuno dei due ha ascoltato. Ognuno di noi qui dentro, più che in altri casi e con altri dischi, si farà il suo personalissimo viaggio e verrà accecato da un numero variabile – a seconda del soggetto – di improvvisi flash di genialità." Fabrizio Garau, The New Noise, 2026.

"(...) Un tavolo, Marcho Gronge e Luca Giuoco uno di fronte all’altro, scagliandosi mosse temibili come in una sorta di Street Fighter posato ed inscatolato. Così immagino Il Giuoco di Gronge, risultato di uno scambio di materiale durato un anno seguendo mosse e contromosse dell’avversario. Bizzarro ascoltarne il risultato compiuto perché non ci è dato conoscere i cambiamenti avvenuti nell’uno e nell’altro, le astuzie e le potenze, le basi di partenza. Ci rimane soltanto l’ascolto della plancia ormai abbandonata, dalla quale la musica esce come rimbrottio che assume talvolta forme plastiche, come architetture scultoree o come performance immaginarie. Viene in mente il dialogo fra Jørgen Leth e Lars Von Trier in Le cinque variazioni anche se in questo caso non abbiamo un Det perfekte menneske dal quale partire, bensì un’idea di musica, stilistica ed etica ne due partecipanti. Una musica che si muove in luoghi discosti ed ombrosi, dove gli squilli e le tonalità più acute sono viste come stridii minanti una bruma ombrosa. Potremmo inquadrare la musica come ambient-noise, calderone nel quale spesso è la modalità d’ascolto ed il volume a definire l’impatto che il risultato potrà avere sugli ascoltatori. Dal sobillante al disturbante, in grado di riportarci perennemente al dialogo ed alla tensione fra due musicisti che da sempre hanno giocato ed ideato i propri suoni comprendendo bene come fosse impossibile finirli in solitudine e senza un’imprevedibilità. Musica che sembra disegnare ambienti e stanze, riduzioni geometriche ed architettoniche di un mondo interiore indomabile, fra sprazzi carnali che sembrano forzare sempre di più ad uscire ed un utilizzo del pianoforte che ricorda la mano di Vincent Cahay nelle sue scorribande horror insieme a Fabrice du Welz. Già, che con il passare delle tracce il colore che viene dato è un nero plumbeo, nel quale a tratti l’umano fa capolino, come nelle parole promulgate in una nebbia battente in ALTER-EGO. Oppure lo spiritual che si trasforma in un ronzio d’UMANESIMO, prima che tutto finisca di nuovo una foschia umida e raggelante. Un gioco pericoloso, come da sempre quando questa pratica è messa al centro dell’arte, ma che i nostri due performer riescono a portare a termine con sprezzo delle loro forme e certezze, coinvolgendoci in questo viaggio perfettamente calibrato." Vasco Viviani, Sodapop, 2026.

"(...) “Il Giuoco di Gronge” è il titolo e, allo stesso tempo, il gioco di parole che descrive la collaborazione tra Luca Giuoco (musicista ambient/sperimentale e autore del blog COLLETTIVOINCONSCIO) e Marcho Gronge (musicista estremamente sperimentale, autore di due progetti a suo nome). Questa nuova collaborazione è stata pensata come una serie di mosse e contromosse tra i due autori che, durante la realizzazione dell’album, hanno risposto l’uno alle composizioni dell’altro per creare un mix paradossale che consente la coesistenza delle anime dei due musicisti.
Se Luca Giuoco si muove in un ambient dilaniato da scosse telluriche, registrazioni ambientali e glitch, Marcho Gronge crea sonorità più ironiche e imprevedibili, tra testi nonsense, no wave e surrealismo in stile Residents, come dimostrano i deliranti album “Dolci ricordi” (2012) e “XXX Cremone gigante per soli adulti” (2013).
Questo “gioco” di botta e risposta tra i due crea infine un album abbastanza unitario da poter quasi essere considerato un concept: una lunga composizione divisa in undici sperimentazioni di mellotron, noise, glitch, rumorismo e field recordings. Il brano iniziale “Ritorno”, grazie alla voce automatizzata di una stazione ferroviaria, dà proprio l’idea dell’inizio di un percorso, forse un ritorno a qualcosa di non ancora concluso.
Vocalizzi afasici (“Contemporaneo”), ninne nanne elettroniche (“Fossile”), momenti noise (“Lattiginoso”) creano un lungo tragitto verso ipnotiche melodie inattese (“Gorgo”), squarciate da motivetti da telefonino che divengono infine un lungo flusso ambient oscuro, affatto rassicurante.
Oltre alla già citata “Gorgo”, la sintesi migliore tra i due musicisti è senz’altro “Alterego”, con la lettura lo-fi di Gronge che ci immerge in un passato filosofico di riflessione ormai spazzato via da una modernità violenta e deumanizzata, riassunta da battiti elettronici noise. “Umanesimo” è il punto emotivamente più solido, con i synth a creare un crescendo di pathos ornato da rumori di fondo.
“Il Giuoco di Gronge” funziona come dialogo tra due musicisti diversi, ma allo stesso tempo come passepartout per una visione del mondo alternativa, dove il nonsense smette di essere tale e diventa l’unico linguaggio ancora credibile." Valerio D'Onofrio, Ondarock, 2026.

"(...) La musica di Marcho Gronge (nella vita Marco Bedini) ci porta indietro in un tempo in cui a macchia d’olio in Italia si producevano gli effetti del punk anglosassone. La band Gronge pubblicò almeno due albums fondamentali per l’evoluzione del genere in Italia (si trattava del raro Fase di rigetto nel 1986 e, in una raccolta con i Move, il disco Gronge & Move nel 1987) ponendosi tra le migliori alternative di quell'”estasi” che invece l’audience nutriva in quei giorni per gruppi come i toscani Litfiba e dischi come Desaparecido o ancor più 17 Re; se è vero che le radici musicali erano comuni è anche vero che i Gronge non erano per nulla orientati verso il grande pubblico, appartenendo a una dimensione di avanguardia del punk italiano in cui di fronte alla semplicità del ‘prodotto’ (voce urlante o declamante, basso elettrico pulsante e soluzioni di elettronica da sintetizzatore) si celava l’inizio di uno stile ben preciso che Bedini poi battezzò qualche anno dopo con il termine Teknopunkcabaret (con CD e cassetta di musica annessa). L’esperienza di Gronge è andata avanti negli anni (nel tempo la band ha cambiato elementi ed ha aggiunto una X) ma il carattere spergiuro e provocatorio di Marcho Gronge non si è mai esaurito. Questo preambolo era necessario per introdurre il suo nuovo CD con Luca Giuoco, musicista sperimentale torinese che si è fatto notare negli ultimi anni per alcune progettualità utopistiche, tra le quali quella della manipolazione di musiche ricevute da altri artisti, una rete di collaborazioni allo scopo di bruciare le loro identità e creare una musica collettiva; quella con Gronge non fa eccezione.
Il Giuoco di Gronge, questo il titolo della collaborazione tra Marcho Gronge e Luca Giuoco, compie un giro di vite sulle divergenze di stile proiettando la musica nell’area di un’elettronica concettuale basata su una sorta di strategia dei giochi da tavolo dove ad ogni mossa segue una contromossa. Lo scopo non è quello di favorire una percezione reattiva della musica ma di creare un prodotto musicale della spontaneità che abbia al suo interno i semi di quella intelligente dialogicità che si sviluppa nella strategia: 11 movimenti, lavorati su sincopi sonore, frammentazioni vocali, plugs estemporanei, field recordings, declamazioni, dove è probabile che gli interventi di Gronge siano quelli più anticonformisti mentre quelli di Giuoco siano più misurati. Dalle note non emergono i criteri di scambio delle soluzioni musicali (sarebbe molto interessante capirlo) ma ciò che conta è il risultato finale, un senso di stranezza e completezza al tempo stesso, con momenti geniali come Contemporaneo, un flusso di ‘morbidezze’ e ‘tagli’ nati dall’incrocio delle risposte dei due artisti, oppure Gorgo, dove appare una ironica ‘musichetta’ che sembra provenire da un carillon, sullo sfondo di ciò che fa pensare ad una desolata landa sonora. In linea generale la ‘sfida’ non ha vincitori, ma mette sullo stesso piano due coscienze differenti, una spettrale, poco filtrata (Giuoco) ed una destrutturata, glitch (Gronge), facendoci capire che i conflitti creativi sono imprevedibili e offrono argomenti per poter giustificare l’errore ‘fertile’, cioè che il disturbo dell’altro è in grado di riattivare attenzione e testare i limiti caratteriali della musica migliorandoli." Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.

01 _ Ritorno 4:30
02 _ Intermittente 0:53
03 _ Contemporaneo 4:31
04 _ Fossile 3:44
05 _ Lattiginoso 2:53
06 _ Infettivo 2:23
07 _ Mesmerico 3:52
08 _ Gorgo 3:22
09 _ Alter-ego 5:16
10 _ Umanesimo 3:45
11 _ Plastica 3:19

(C) + (P) 2026

IL GIUOCO DI GRONGE

GIUOCO/GRONGE (Luca Giuoco, Marcho Gronge)
Luca Giuoco _ mellotron _ sintetizzatori _ violino _ field recordings _ effetti _ manipolazioni
Marcho Gronge _ field recordings _ glitches _ voce _ manipolazioni

Musica che potremmo definire post industriale nel gusto e nel gesto. Luca Giuoco è musicista e giornalista musicale molto attivo nell'editoria italiana; lavora come solista ma anche in ensemble nel Collettivoinconscio. Marcho Gronge (Marco Bedini) ha una lunga storia: era membro fondatore di uno dei gruppi più originali della new wave italiana della seconda metà degli anni ottanta, ovvero i romani Gronge.

"(...) Il Giuoco Di Gronge si fonda su una collaborazione che assume il conflitto come metodo. Luca Giuoco e Marcho Gronge condividono un'attenzione per l'alea, il field recording e la manipolazione del suono, ma ne applicano i presupposti in modo divergente, lasciando che le differenze strutturino l'intero lavoro. Il disco non tenta una sintesi, né propone un linguaggio ibrido riconciliato: procede piuttosto per attrito, rendendo il disaccordo una condizione operativa.
La composizione avviene per interventi successivi, secondo una logica di mossa e contromossa che si riflette nella forma instabile delle tracce. I materiali sonori - glitch, voci, frammenti strumentali, registrazioni ambientali - non vengono integrati in un continuum, ma restano esposti, mantenendo una certa autonomia. Ogni elemento sembra reagire a ciò che lo precede, spesso contraddicendolo o forzandone i limiti. In questo contesto, il controllo non è mai definitivo. I tentativi di organizzazione formale, riconducibili a una gestione misurata della materia sonora, vengono costantemente messi in crisi da deviazioni improvvise, da eccessi, da gesti che interrompono la stabilità del flusso. La presenza della voce non chiarisce né guida l'ascolto, ma agisce come ulteriore fattore di disturbo, accentuando la natura frammentaria del discorso. La dimensione ludica che attraversa il disco non introduce leggerezza, ma una struttura rigorosa: il gioco come sistema di regole minime entro cui il rischio resta centrale. Ogni traccia si configura come una situazione temporanea, priva di risoluzione, in cui il processo è lasciato visibile e non viene mai completamente assorbito dalla forma finale.
Nel complesso, "Il Giuoco Di Gronge" si colloca più come documento di un confronto che come opera chiusa. L'album rinuncia a qualsiasi idea di equilibrio stabile, scegliendo di restare in uno stato di tensione permanente. È in questa adesione al processo - e nel rifiuto di una sintesi rassicurante - che il lavoro trova la propria coerenza interna e la propria necessità. Rating: 8." Caesar, DarkRoom Magazine, 2026.

"(...) Tutte queste voci strozzate fanno pensare a Dave Phillips (Schimpfluch-Gruppe, Fear Of God), ma sono opera di Marcho Gronge, degli storici Gronge, e sembrano rappresentare l’animalità del disco, insieme agli altri interventi più sghembi e riconducibili a suoni appartenenti alla nostra realtà quotdiana. Il contrasto è con le “tessiture” più continue, fredde e asettiche del nostro collaboratore Luca Giuoco, che come sappiamo si muove da entrambe le parti della barricata, se barricata in questi ambiti esiste. Che Luca sia interessato a una discussione con il resto dell’ambiente “sperimentale” italiano è palese: qui però secondo me sa che a volte il risultato migliore – più che dal dialogo – nasce dall’attrito, ma del resto se qualcuno – sbagliando abbastanza – una volta disse che la guerra non era che la continuazione della politica con altri mezzi, lo scontro non è che una delle possibili prosecuzioni del dialogo, e per fortuna in ambito artistico non si muore prendendosi a mazzate col proprio collaboratore. Forse me lo stanno dicendo direttamente Marcho e Luca con la copertina: su di un pavimento palesemente digitale (i due non si sono chiusi in studio insieme, hanno scambiato file) si affrontano i mostricciattoli umani del primo, che potrebbero essere stati disegnati da Nick Blinko, e le creature irreali/surreali del secondo.
Come riferimento per operazioni del genere, che vivono di schegge di follia e accostamenti improbabili, ho sempre avuto i dischi dei Contrastate, che con ogni probabilità nessuno dei due ha ascoltato. Ognuno di noi qui dentro, più che in altri casi e con altri dischi, si farà il suo personalissimo viaggio e verrà accecato da un numero variabile – a seconda del soggetto – di improvvisi flash di genialità." Fabrizio Garau, The New Noise, 2026.

"(...) Un tavolo, Marcho Gronge e Luca Giuoco uno di fronte all’altro, scagliandosi mosse temibili come in una sorta di Street Fighter posato ed inscatolato. Così immagino Il Giuoco di Gronge, risultato di uno scambio di materiale durato un anno seguendo mosse e contromosse dell’avversario. Bizzarro ascoltarne il risultato compiuto perché non ci è dato conoscere i cambiamenti avvenuti nell’uno e nell’altro, le astuzie e le potenze, le basi di partenza. Ci rimane soltanto l’ascolto della plancia ormai abbandonata, dalla quale la musica esce come rimbrottio che assume talvolta forme plastiche, come architetture scultoree o come performance immaginarie. Viene in mente il dialogo fra Jørgen Leth e Lars Von Trier in Le cinque variazioni anche se in questo caso non abbiamo un Det perfekte menneske dal quale partire, bensì un’idea di musica, stilistica ed etica ne due partecipanti. Una musica che si muove in luoghi discosti ed ombrosi, dove gli squilli e le tonalità più acute sono viste come stridii minanti una bruma ombrosa. Potremmo inquadrare la musica come ambient-noise, calderone nel quale spesso è la modalità d’ascolto ed il volume a definire l’impatto che il risultato potrà avere sugli ascoltatori. Dal sobillante al disturbante, in grado di riportarci perennemente al dialogo ed alla tensione fra due musicisti che da sempre hanno giocato ed ideato i propri suoni comprendendo bene come fosse impossibile finirli in solitudine e senza un’imprevedibilità. Musica che sembra disegnare ambienti e stanze, riduzioni geometriche ed architettoniche di un mondo interiore indomabile, fra sprazzi carnali che sembrano forzare sempre di più ad uscire ed un utilizzo del pianoforte che ricorda la mano di Vincent Cahay nelle sue scorribande horror insieme a Fabrice du Welz. Già, che con il passare delle tracce il colore che viene dato è un nero plumbeo, nel quale a tratti l’umano fa capolino, come nelle parole promulgate in una nebbia battente in ALTER-EGO. Oppure lo spiritual che si trasforma in un ronzio d’UMANESIMO, prima che tutto finisca di nuovo una foschia umida e raggelante. Un gioco pericoloso, come da sempre quando questa pratica è messa al centro dell’arte, ma che i nostri due performer riescono a portare a termine con sprezzo delle loro forme e certezze, coinvolgendoci in questo viaggio perfettamente calibrato." Vasco Viviani, Sodapop, 2026.

"(...) “Il Giuoco di Gronge” è il titolo e, allo stesso tempo, il gioco di parole che descrive la collaborazione tra Luca Giuoco (musicista ambient/sperimentale e autore del blog COLLETTIVOINCONSCIO) e Marcho Gronge (musicista estremamente sperimentale, autore di due progetti a suo nome). Questa nuova collaborazione è stata pensata come una serie di mosse e contromosse tra i due autori che, durante la realizzazione dell’album, hanno risposto l’uno alle composizioni dell’altro per creare un mix paradossale che consente la coesistenza delle anime dei due musicisti.
Se Luca Giuoco si muove in un ambient dilaniato da scosse telluriche, registrazioni ambientali e glitch, Marcho Gronge crea sonorità più ironiche e imprevedibili, tra testi nonsense, no wave e surrealismo in stile Residents, come dimostrano i deliranti album “Dolci ricordi” (2012) e “XXX Cremone gigante per soli adulti” (2013).
Questo “gioco” di botta e risposta tra i due crea infine un album abbastanza unitario da poter quasi essere considerato un concept: una lunga composizione divisa in undici sperimentazioni di mellotron, noise, glitch, rumorismo e field recordings. Il brano iniziale “Ritorno”, grazie alla voce automatizzata di una stazione ferroviaria, dà proprio l’idea dell’inizio di un percorso, forse un ritorno a qualcosa di non ancora concluso.
Vocalizzi afasici (“Contemporaneo”), ninne nanne elettroniche (“Fossile”), momenti noise (“Lattiginoso”) creano un lungo tragitto verso ipnotiche melodie inattese (“Gorgo”), squarciate da motivetti da telefonino che divengono infine un lungo flusso ambient oscuro, affatto rassicurante.
Oltre alla già citata “Gorgo”, la sintesi migliore tra i due musicisti è senz’altro “Alterego”, con la lettura lo-fi di Gronge che ci immerge in un passato filosofico di riflessione ormai spazzato via da una modernità violenta e deumanizzata, riassunta da battiti elettronici noise. “Umanesimo” è il punto emotivamente più solido, con i synth a creare un crescendo di pathos ornato da rumori di fondo.
“Il Giuoco di Gronge” funziona come dialogo tra due musicisti diversi, ma allo stesso tempo come passepartout per una visione del mondo alternativa, dove il nonsense smette di essere tale e diventa l’unico linguaggio ancora credibile." Valerio D'Onofrio, Ondarock, 2026.

"(...) La musica di Marcho Gronge (nella vita Marco Bedini) ci porta indietro in un tempo in cui a macchia d’olio in Italia si producevano gli effetti del punk anglosassone. La band Gronge pubblicò almeno due albums fondamentali per l’evoluzione del genere in Italia (si trattava del raro Fase di rigetto nel 1986 e, in una raccolta con i Move, il disco Gronge & Move nel 1987) ponendosi tra le migliori alternative di quell'”estasi” che invece l’audience nutriva in quei giorni per gruppi come i toscani Litfiba e dischi come Desaparecido o ancor più 17 Re; se è vero che le radici musicali erano comuni è anche vero che i Gronge non erano per nulla orientati verso il grande pubblico, appartenendo a una dimensione di avanguardia del punk italiano in cui di fronte alla semplicità del ‘prodotto’ (voce urlante o declamante, basso elettrico pulsante e soluzioni di elettronica da sintetizzatore) si celava l’inizio di uno stile ben preciso che Bedini poi battezzò qualche anno dopo con il termine Teknopunkcabaret (con CD e cassetta di musica annessa). L’esperienza di Gronge è andata avanti negli anni (nel tempo la band ha cambiato elementi ed ha aggiunto una X) ma il carattere spergiuro e provocatorio di Marcho Gronge non si è mai esaurito. Questo preambolo era necessario per introdurre il suo nuovo CD con Luca Giuoco, musicista sperimentale torinese che si è fatto notare negli ultimi anni per alcune progettualità utopistiche, tra le quali quella della manipolazione di musiche ricevute da altri artisti, una rete di collaborazioni allo scopo di bruciare le loro identità e creare una musica collettiva; quella con Gronge non fa eccezione.
Il Giuoco di Gronge, questo il titolo della collaborazione tra Marcho Gronge e Luca Giuoco, compie un giro di vite sulle divergenze di stile proiettando la musica nell’area di un’elettronica concettuale basata su una sorta di strategia dei giochi da tavolo dove ad ogni mossa segue una contromossa. Lo scopo non è quello di favorire una percezione reattiva della musica ma di creare un prodotto musicale della spontaneità che abbia al suo interno i semi di quella intelligente dialogicità che si sviluppa nella strategia: 11 movimenti, lavorati su sincopi sonore, frammentazioni vocali, plugs estemporanei, field recordings, declamazioni, dove è probabile che gli interventi di Gronge siano quelli più anticonformisti mentre quelli di Giuoco siano più misurati. Dalle note non emergono i criteri di scambio delle soluzioni musicali (sarebbe molto interessante capirlo) ma ciò che conta è il risultato finale, un senso di stranezza e completezza al tempo stesso, con momenti geniali come Contemporaneo, un flusso di ‘morbidezze’ e ‘tagli’ nati dall’incrocio delle risposte dei due artisti, oppure Gorgo, dove appare una ironica ‘musichetta’ che sembra provenire da un carillon, sullo sfondo di ciò che fa pensare ad una desolata landa sonora. In linea generale la ‘sfida’ non ha vincitori, ma mette sullo stesso piano due coscienze differenti, una spettrale, poco filtrata (Giuoco) ed una destrutturata, glitch (Gronge), facendoci capire che i conflitti creativi sono imprevedibili e offrono argomenti per poter giustificare l’errore ‘fertile’, cioè che il disturbo dell’altro è in grado di riattivare attenzione e testare i limiti caratteriali della musica migliorandoli." Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.

01 _ Ritorno 4:30
02 _ Intermittente 0:53
03 _ Contemporaneo 4:31
04 _ Fossile 3:44
05 _ Lattiginoso 2:53
06 _ Infettivo 2:23
07 _ Mesmerico 3:52
08 _ Gorgo 3:22
09 _ Alter-ego 5:16
10 _ Umanesimo 3:45
11 _ Plastica 3:19

(C) + (P) 2026
Luca Giuoco _ mellotron _ synthesizers _ violin _ field recordings _ effects _ manipulations
Marcho Gronge _ field recordings _ glitches _ vocals _ manipulations

Music that we might define as post-industrial in taste and gesture. Luca Giuoco is a musician and music journalist very active in Italian publishing, working as a soloist but also in ensemble with Collettivoinconscio. Marcho Gronge (Marco Bedini) has a long history: he was a founding member of one of the most original Italian new wave groups of the second half of the 1980s, the Roman group Gronge.

"(...) Il Giuoco Di Gronge si fonda su una collaborazione che assume il conflitto come metodo. Luca Giuoco e Marcho Gronge condividono un'attenzione per l'alea, il field recording e la manipolazione del suono, ma ne applicano i presupposti in modo divergente, lasciando che le differenze strutturino l'intero lavoro. Il disco non tenta una sintesi, né propone un linguaggio ibrido riconciliato: procede piuttosto per attrito, rendendo il disaccordo una condizione operativa.
La composizione avviene per interventi successivi, secondo una logica di mossa e contromossa che si riflette nella forma instabile delle tracce. I materiali sonori - glitch, voci, frammenti strumentali, registrazioni ambientali - non vengono integrati in un continuum, ma restano esposti, mantenendo una certa autonomia. Ogni elemento sembra reagire a ciò che lo precede, spesso contraddicendolo o forzandone i limiti. In questo contesto, il controllo non è mai definitivo. I tentativi di organizzazione formale, riconducibili a una gestione misurata della materia sonora, vengono costantemente messi in crisi da deviazioni improvvise, da eccessi, da gesti che interrompono la stabilità del flusso. La presenza della voce non chiarisce né guida l'ascolto, ma agisce come ulteriore fattore di disturbo, accentuando la natura frammentaria del discorso. La dimensione ludica che attraversa il disco non introduce leggerezza, ma una struttura rigorosa: il gioco come sistema di regole minime entro cui il rischio resta centrale. Ogni traccia si configura come una situazione temporanea, priva di risoluzione, in cui il processo è lasciato visibile e non viene mai completamente assorbito dalla forma finale.
Nel complesso, "Il Giuoco Di Gronge" si colloca più come documento di un confronto che come opera chiusa. L'album rinuncia a qualsiasi idea di equilibrio stabile, scegliendo di restare in uno stato di tensione permanente. È in questa adesione al processo - e nel rifiuto di una sintesi rassicurante - che il lavoro trova la propria coerenza interna e la propria necessità. Rating: 8." Caesar, DarkRoom Magazine, 2026.

"(...) Tutte queste voci strozzate fanno pensare a Dave Phillips (Schimpfluch-Gruppe, Fear Of God), ma sono opera di Marcho Gronge, degli storici Gronge, e sembrano rappresentare l’animalità del disco, insieme agli altri interventi più sghembi e riconducibili a suoni appartenenti alla nostra realtà quotdiana. Il contrasto è con le “tessiture” più continue, fredde e asettiche del nostro collaboratore Luca Giuoco, che come sappiamo si muove da entrambe le parti della barricata, se barricata in questi ambiti esiste. Che Luca sia interessato a una discussione con il resto dell’ambiente “sperimentale” italiano è palese: qui però secondo me sa che a volte il risultato migliore – più che dal dialogo – nasce dall’attrito, ma del resto se qualcuno – sbagliando abbastanza – una volta disse che la guerra non era che la continuazione della politica con altri mezzi, lo scontro non è che una delle possibili prosecuzioni del dialogo, e per fortuna in ambito artistico non si muore prendendosi a mazzate col proprio collaboratore. Forse me lo stanno dicendo direttamente Marcho e Luca con la copertina: su di un pavimento palesemente digitale (i due non si sono chiusi in studio insieme, hanno scambiato file) si affrontano i mostricciattoli umani del primo, che potrebbero essere stati disegnati da Nick Blinko, e le creature irreali/surreali del secondo.
Come riferimento per operazioni del genere, che vivono di schegge di follia e accostamenti improbabili, ho sempre avuto i dischi dei Contrastate, che con ogni probabilità nessuno dei due ha ascoltato. Ognuno di noi qui dentro, più che in altri casi e con altri dischi, si farà il suo personalissimo viaggio e verrà accecato da un numero variabile – a seconda del soggetto – di improvvisi flash di genialità." Fabrizio Garau, The New Noise, 2026.

"(...) Un tavolo, Marcho Gronge e Luca Giuoco uno di fronte all’altro, scagliandosi mosse temibili come in una sorta di Street Fighter posato ed inscatolato. Così immagino Il Giuoco di Gronge, risultato di uno scambio di materiale durato un anno seguendo mosse e contromosse dell’avversario. Bizzarro ascoltarne il risultato compiuto perché non ci è dato conoscere i cambiamenti avvenuti nell’uno e nell’altro, le astuzie e le potenze, le basi di partenza. Ci rimane soltanto l’ascolto della plancia ormai abbandonata, dalla quale la musica esce come rimbrottio che assume talvolta forme plastiche, come architetture scultoree o come performance immaginarie. Viene in mente il dialogo fra Jørgen Leth e Lars Von Trier in Le cinque variazioni anche se in questo caso non abbiamo un Det perfekte menneske dal quale partire, bensì un’idea di musica, stilistica ed etica ne due partecipanti. Una musica che si muove in luoghi discosti ed ombrosi, dove gli squilli e le tonalità più acute sono viste come stridii minanti una bruma ombrosa. Potremmo inquadrare la musica come ambient-noise, calderone nel quale spesso è la modalità d’ascolto ed il volume a definire l’impatto che il risultato potrà avere sugli ascoltatori. Dal sobillante al disturbante, in grado di riportarci perennemente al dialogo ed alla tensione fra due musicisti che da sempre hanno giocato ed ideato i propri suoni comprendendo bene come fosse impossibile finirli in solitudine e senza un’imprevedibilità. Musica che sembra disegnare ambienti e stanze, riduzioni geometriche ed architettoniche di un mondo interiore indomabile, fra sprazzi carnali che sembrano forzare sempre di più ad uscire ed un utilizzo del pianoforte che ricorda la mano di Vincent Cahay nelle sue scorribande horror insieme a Fabrice du Welz. Già, che con il passare delle tracce il colore che viene dato è un nero plumbeo, nel quale a tratti l’umano fa capolino, come nelle parole promulgate in una nebbia battente in ALTER-EGO. Oppure lo spiritual che si trasforma in un ronzio d’UMANESIMO, prima che tutto finisca di nuovo una foschia umida e raggelante. Un gioco pericoloso, come da sempre quando questa pratica è messa al centro dell’arte, ma che i nostri due performer riescono a portare a termine con sprezzo delle loro forme e certezze, coinvolgendoci in questo viaggio perfettamente calibrato." Vasco Viviani, Sodapop, 2026.

"(...) “Il Giuoco di Gronge” è il titolo e, allo stesso tempo, il gioco di parole che descrive la collaborazione tra Luca Giuoco (musicista ambient/sperimentale e autore del blog COLLETTIVOINCONSCIO) e Marcho Gronge (musicista estremamente sperimentale, autore di due progetti a suo nome). Questa nuova collaborazione è stata pensata come una serie di mosse e contromosse tra i due autori che, durante la realizzazione dell’album, hanno risposto l’uno alle composizioni dell’altro per creare un mix paradossale che consente la coesistenza delle anime dei due musicisti.
Se Luca Giuoco si muove in un ambient dilaniato da scosse telluriche, registrazioni ambientali e glitch, Marcho Gronge crea sonorità più ironiche e imprevedibili, tra testi nonsense, no wave e surrealismo in stile Residents, come dimostrano i deliranti album “Dolci ricordi” (2012) e “XXX Cremone gigante per soli adulti” (2013).
Questo “gioco” di botta e risposta tra i due crea infine un album abbastanza unitario da poter quasi essere considerato un concept: una lunga composizione divisa in undici sperimentazioni di mellotron, noise, glitch, rumorismo e field recordings. Il brano iniziale “Ritorno”, grazie alla voce automatizzata di una stazione ferroviaria, dà proprio l’idea dell’inizio di un percorso, forse un ritorno a qualcosa di non ancora concluso.
Vocalizzi afasici (“Contemporaneo”), ninne nanne elettroniche (“Fossile”), momenti noise (“Lattiginoso”) creano un lungo tragitto verso ipnotiche melodie inattese (“Gorgo”), squarciate da motivetti da telefonino che divengono infine un lungo flusso ambient oscuro, affatto rassicurante.
Oltre alla già citata “Gorgo”, la sintesi migliore tra i due musicisti è senz’altro “Alterego”, con la lettura lo-fi di Gronge che ci immerge in un passato filosofico di riflessione ormai spazzato via da una modernità violenta e deumanizzata, riassunta da battiti elettronici noise. “Umanesimo” è il punto emotivamente più solido, con i synth a creare un crescendo di pathos ornato da rumori di fondo.
“Il Giuoco di Gronge” funziona come dialogo tra due musicisti diversi, ma allo stesso tempo come passepartout per una visione del mondo alternativa, dove il nonsense smette di essere tale e diventa l’unico linguaggio ancora credibile." Valerio D'Onofrio, Ondarock, 2026.

"(...) La musica di Marcho Gronge (nella vita Marco Bedini) ci porta indietro in un tempo in cui a macchia d’olio in Italia si producevano gli effetti del punk anglosassone. La band Gronge pubblicò almeno due albums fondamentali per l’evoluzione del genere in Italia (si trattava del raro Fase di rigetto nel 1986 e, in una raccolta con i Move, il disco Gronge & Move nel 1987) ponendosi tra le migliori alternative di quell'”estasi” che invece l’audience nutriva in quei giorni per gruppi come i toscani Litfiba e dischi come Desaparecido o ancor più 17 Re; se è vero che le radici musicali erano comuni è anche vero che i Gronge non erano per nulla orientati verso il grande pubblico, appartenendo a una dimensione di avanguardia del punk italiano in cui di fronte alla semplicità del ‘prodotto’ (voce urlante o declamante, basso elettrico pulsante e soluzioni di elettronica da sintetizzatore) si celava l’inizio di uno stile ben preciso che Bedini poi battezzò qualche anno dopo con il termine Teknopunkcabaret (con CD e cassetta di musica annessa). L’esperienza di Gronge è andata avanti negli anni (nel tempo la band ha cambiato elementi ed ha aggiunto una X) ma il carattere spergiuro e provocatorio di Marcho Gronge non si è mai esaurito. Questo preambolo era necessario per introdurre il suo nuovo CD con Luca Giuoco, musicista sperimentale torinese che si è fatto notare negli ultimi anni per alcune progettualità utopistiche, tra le quali quella della manipolazione di musiche ricevute da altri artisti, una rete di collaborazioni allo scopo di bruciare le loro identità e creare una musica collettiva; quella con Gronge non fa eccezione.
Il Giuoco di Gronge, questo il titolo della collaborazione tra Marcho Gronge e Luca Giuoco, compie un giro di vite sulle divergenze di stile proiettando la musica nell’area di un’elettronica concettuale basata su una sorta di strategia dei giochi da tavolo dove ad ogni mossa segue una contromossa. Lo scopo non è quello di favorire una percezione reattiva della musica ma di creare un prodotto musicale della spontaneità che abbia al suo interno i semi di quella intelligente dialogicità che si sviluppa nella strategia: 11 movimenti, lavorati su sincopi sonore, frammentazioni vocali, plugs estemporanei, field recordings, declamazioni, dove è probabile che gli interventi di Gronge siano quelli più anticonformisti mentre quelli di Giuoco siano più misurati. Dalle note non emergono i criteri di scambio delle soluzioni musicali (sarebbe molto interessante capirlo) ma ciò che conta è il risultato finale, un senso di stranezza e completezza al tempo stesso, con momenti geniali come Contemporaneo, un flusso di ‘morbidezze’ e ‘tagli’ nati dall’incrocio delle risposte dei due artisti, oppure Gorgo, dove appare una ironica ‘musichetta’ che sembra provenire da un carillon, sullo sfondo di ciò che fa pensare ad una desolata landa sonora. In linea generale la ‘sfida’ non ha vincitori, ma mette sullo stesso piano due coscienze differenti, una spettrale, poco filtrata (Giuoco) ed una destrutturata, glitch (Gronge), facendoci capire che i conflitti creativi sono imprevedibili e offrono argomenti per poter giustificare l’errore ‘fertile’, cioè che il disturbo dell’altro è in grado di riattivare attenzione e testare i limiti caratteriali della musica migliorandoli." Ettore Garzia, Percorsi Musicali, 2026.

01 _ Ritorno 4:30
02 _ Intermittente 0:53
03 _ Contemporaneo 4:31
04 _ Fossile 3:44
05 _ Lattiginoso 2:53
06 _ Infettivo 2:23
07 _ Mesmerico 3:52
08 _ Gorgo 3:22
09 _ Alter-ego 5:16
10 _ Umanesimo 3:45
11 _ Plastica 3:19

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